L’Ue approva nuove sanzioni contro Mosca, ma un conflitto lungo non spaventa Putin

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Le nuove sanzioni Ue contro la Russia rischiano di portare i rapporti diplomatici con Mosca a un punto di non ritorno. 

Il massacro di Bucha ha spinto l’Occidente a scegliere di mettere nuovamente Putin alle strette con nuove sanzioni. E adesso, i ventisette paesi membri dell’Unione Europea hanno approvato il quinto pacchetto di sanzioni commerciali contro Mosca. Bisognerà adesso attendere la ratifica formale dell’accordo che dovrebbe arrivare nella giornata di venerdì. 

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Non è comunque scontato che questo iter venga rispettato. Alcuni paesi come Austria e Germania hanno fin da subito sollevato alcuni dubbi su queste nuove sanzioni contro Putin, e chiesto che fin da subito non venisse messo in atto un nuovo embargo sul gas che rischierebbero di colpire nuovamente molte nazioni europee. L’Ue ha comunque deciso di procedere con delle nuove multe, tra cui un progressivo embargo sul carbone russo ed un ampliamento della black list di importanti esponenti russi che non sono più graditi nel vecchio continente. 

Il fronte europeo continua a mostrarsi compatto nel voler punire Putin per i suoi presunti crimini

Si è anche deciso di interdire i porti europei alle navi russe, e ad altre banche di Mosca, finora restate fuori da questa guerra commerciale, è stato imposto il divieto di transazioni con l’Unione Europea. Resta da vedere se tutte queste misure verranno adesso approvate ufficialmente e pubblicate in Gazzetta Ufficiale. 

Ma la sensazione è comunque che il fronte europeo resti comunque compatto di fronte a questo scontro con Putin, ed è disposto a sacrificare anche una parte della sua economia. D’altronde, questa è stata anche la linea portata avanti fino ad adesso da Draghi. “Preferite avere la pace o il condizionatore acceso tutta l’estate?” ha affermato il premier in conferenza stampa per spiegare quanto i sacrifici dei cittadini siano importanti in questo momento storico per frenare le mire espansionistiche della Russia. I dubbi su Bucha comunque restano, e il fatto che si sia deciso di incriminare direttamente il Cremlino, senza avviare una vera indagine in merito, non può che preoccupare coloro che credono nel rispetto dei processi democratici.

Anche perché c’è ancora qualche mistero da risolvere su quanto avvenuto a Bucha, considerato che si tratta dell’episodio da cui si stanno originando queste nuove sanzioni. Resta ancora inspiegabile, ad esempio, il perché le autorità ucraine non abbiano denunciato subito questo massacro, e perchè non si vedono corpi nelle strade nei primi video diffusi dalla guardia nazionale ucraina dopo la riconquista della città. 

Secondo gli Usa, Putin ha ormai rinunciato a conquistare Kiev

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Intanto la guerra in Ucraina non si ferma. Per il momento, Mosca sta concentrando le sue milizie nel sud della nazione, e l’impressione è che voglia adesso conquistare la città di Kharkiv. Questa quantomeno è l’opinione del Pentagono e del segretario alla difesa Usa Austin, che sostengono inoltre come ormai Putin abbia rinunciato a conquistare Kiev e stia rimodulando il suo piano di conquista. La sensazione è che Biden non abbia alcuna intenzione di mediare per trovare una pace immediata tra Ucraina e Mosca. La strategia americana sembra invece molto più orientata logorare lentamente il Cremlino in una guerra di trincea. la Russia però, come ha notato in questi giorni il giornalista  Domenico Quirico, sta al momento mettendo sul campo “un millesimo della sua forza distruttiva”. C’è anche il fatto che Mosca ha dispiegato su terra Ucraina degli armamenti molto vecchi che giacevano inutilizzati nei depositi. Difficile pensare che a queste condizioni Putin possa essere messo in difficoltà da un conflitto lungo, anche perché per il momento non ha messo sul campo la vera forza militare della sua nazione. Eppure Biden sembra sempre più convinto che questa sia la strada da perseguire, fino ad arrivare forse all’ incriminazione formale di Putin per crimini contro l’umanità, in modo che sia forse il suo stesso popolo russo a spodestarlo.  Cosa che tra l’altro il presidente Usa non ha mancato di augurarsi. 

Blinken: “Gli ucraini hanno gli strumenti necessari per contrastare l’occupazione russa”

Non c’è però al momento nessuna volontà da parte dell’America o della Nato, di prendere parte in modo diretto a questa guerra. E questo è anche il motivo per cui si è deciso di non inviare a Zelensky i jet militari che chiede ormai da un mese. Una mossa che porterebbe l’intero Occidente a fare esplodere definitivamente una terza guerra mondiale, che forse è già in corso per certi versi. Più passano i giorni, e più diventa evidente quanto il vero scontro sia tra Russia e Occidente, con l’Ucraina vittima di mire geopolitiche che vanno molto oltre la testa di Zelensky.  Oltretutto il segretario Usa Blinken si è comunque dichiarato convinto che “gli ucraini hanno gli strumenti necessari per contrastare l’occupazione russa”.

Sempre più analisti sono ormai convinti che ci troviamo di fronte a un conflitto che durerà per anni, e non è detto che questa non sia stata fin dal principio l’intenzione di Putin. Al di là della propaganda occidentale che non esita a tratteggiarlo come un leader che ha fatto male i suoi calcoli, e che sta dunque improvvisando, la verità sembra essere un’altra. Basta solo pensare alla scelta con cui si è deciso di far pagare il gas europeo in rubli. Tutti si aspettavano che il rublo a quel punto scendesse, perdesse di valore nelle quotazioni. Così non è stato perché tutti hanno forse sottovalutato le riserve di oro di cui dispone la Russia e che permettono di rassicurare gli investitori internazionali.

Difficile pensare che sia una mossa “estrema” che Putin ha utilizzato soltanto perché si trovava in difficoltà. La sensazione invece, è che ai piani alti di Mosca fosse tutto previsto.