Caso Bucca, molestie a un’arbitra di scherma: la pena è soltanto un mese di stop

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Caso Bucca, molestie a un’arbitra di scherma: la pena è un mese di stop. Accordo senza “incolpazione”, ma per l’associazione ChangeTheGame “è una sanzione risibile e ingiustificata”.

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caso Bucca, molestie a un’arbitra di scherma: ma la pena è soltanto un mese di stop (foto di repertorio) – meteoweek.com

Fanno rabbrividire gli ultimi sviluppi in merito al caso di molestie sessuali che vede coinvolto Emanuele Bucca, arbitro di fama internazionale nella scherma, e che ha presenziato ai Giochi di Tokyo. Secondo quanto viene riportato da Repubblica – che ha tentato invano di contattare l’interessato per chiedere la sua versione dei fatti – l’episodio si è concluso con un patteggiamento tra l’accusato e Federscherma, con pena di 30 giorni di sospensione nei confronti di Bucca. I fatti, si ricorda, risalgono all’ottobre 2021, e vedono coinvolta una giovane 20enne, aspirante arbitro.

I fatti, le indagini, la conclusione

Secondo quanto stato ricostruito dagli inquirenti, i fatti si sono svolti nella notte tra il 18 e il 19 ottobre 2021, in un hotel di Riccione. In quei giorni si stava disputando il Gran premio giovanissimi “Renzo Nostini”. Il 42enne, originario di Mazara del Vallo, avrebbe preso di mira la giovane, cercando in tutti i modi di dissuaderla e di cedere alle sue avances. La porta nella sua stanza, dicendole che la aiuterà a “migliorare la sua carriera”, e a “facilitare il superamento dell’esame di arbitro nazionale”.

La ragazza, però, cerca di andarsene. A quel punto lui la blocca, la prende per le mani, la lancia ripetutamente sul letto. Qualcuno, attirato dalle urla della giovane, bussa alla porta, e le molestie di interrompono. Nonostante Bucca le chieda di non raccontare nulla a nessuno, la ragazza – in stato di shock – porta la sua testimonianza al proprio delegato regionale. Alla luce di ciò, il 20 ottobre l’arbitro invia una e-mail formale al presidente federale, scusandosi e inserendo nell’oggetto “Sospensione”.

Nel frattempo, la testimonianza della giovane arriva anche al presidente della Federscherma, Paolo Azzi, e ad altri cinque consiglieri federali. La Procura federale avvia le indagini, con il deferimento per Bucca scattato il 9 dicembre 2021. Nell’atto di accusa di parla di “molestia sessuale o, quantomeno, un abuso psicologico” perpetrata ai danni della giovane “abusando della sua posizione di arbitro“.

Infine, nel mese di gennaio, la Federazione e Bucca giungono a un patteggiamento “senza incolpazione”. Il caso si risolve dunque con 30 giorni di sospensione dall’attività – un accordo, questo, che permette di evitare il processo sportivo. Ma è un finale di partita che non piace né ai testimoni dei fatti (i quattro tesserati che nell’hotel a Riccione hanno ascoltato la disperazione della vittima) e all’associazione di volontariato italiana impegnata a proteggere atlete e atleti da violenze e abusi sessuali, emotivi e fisici, ChangeTheGame.

“La Procura Federale della Fis ha riconosciuto la fondatezza dei fatti denunciati. Il successivo patteggiamento senza incolpazione ha portato a una sanzione risibile e ingiustificata. Un accordo non condiviso dalla Procura Generale del Coni. Queste decisioni rendono difficile, se non impossibile, la strada della denuncia, creano sfiducia e negano alle vittime il diritto ad ottenere ascolto e giustizia”, ha spiegato Daniela Simonetti, presidente dell’associazione.