La Francia al voto: Macron avanti nei sondaggi, ma la Le Pen è vicina

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In un contesto economico e di politica internazionale drammatico, la Francia oggi sceglie il nuovo presidente. La sfida al ballottaggio è di nuovo tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen, come nel 2017: ma la differenza tra i due è molto meno marcata rispetto a cinque anni fa.

Macron e le Pen
Macron e le Pen

Di nuovo Macron contro Le Pen: il risultato del primo turno delle presidenziali, due settimane fa, ha rimesso di fronte i due protagonisti del ballottaggio del 2017. Ma la situazione è molto diversa rispetto a cinque anni fa, quando il leader di En Marche stravinse, raccogliendo il doppio dei voti ottenuti dalla candidata di estrema destra. Adesso, tra l’effetto della pandemia degli ultimi due anni e quello della guerra degli ultimi mesi, il contesto è molto diverso. E la destra, come evidenziato al primo turno, è cresciuta molto, in tutto il paese.

Tra astensionismo e guerra l’esito è incerto

Per analizzare nel miglior modo possibile il voto in Francia bisogna partire da chi alle urne non ci è andato, e non ci andrà: parliamo degli astenuti, che potrebbero essere determinanti nella definizione del risultato. Al primo turno sono stati molti, circa il 26% degli elettori. Un francese su quattro, insomma, ha scelto di non andare a votare. Chi danneggia di più questo dato? Probabilmente Macron, perchè il voto di destra è più “militante” e difficilmente viene disperso, quello di protesta va a premiare la Le Pen, rispetto al presidente uscente. E la percentuale di popolazione scontenta, tra la crisi economica pre e post pandemica e quella ulteriore innescata dalla guerra, è elevata. I risultati del primo turno vanno a confermare questa tesi: destra complessivamente in crescita, distanza tra i due candidati ridotta (circa il 4%). Anche nel 2017 la distanza tra i due era lieve, addirittura inferiore a quella attuale: Macron partiva dal 24%, la Le Pen da poco più del 21%. Ma era la composizione dei voti a disposizione ad essere diversa: il terzo votato del 2017, il Repubblicano Fillon, aveva ottenuto circa il 20% dei voti, mentre la socialista Hamon circa il 6%: due partiti, i Repubblicani ed i Socialisti, che appartengono alla tradizione politica francese ed i cui elettori, cinque anni fa, molto difficilmente avrebbero preferito la proposta estremista della Le Pen a quella più centrista di Macron. Ora quei due partiti sono praticamente spariti (insieme hanno ottenuto poco più del 6%), e la composizione dell’elettorato è molto meno definita e definibile rispetto al 2017. A decidere, molto probabilmente, sarà la scelta dell’elettorato di Jean-Luc Mélenchon, leader della formazione politica di sinistra La France Insoumise: al primo turno è arrivato terzo, raccogliendo un successo per certi versi clamoroso. Per lui infatti ha votato il 21,9% degli elettori, tra cui molti giovani. Un voto assolutamente popolare, quello di Melenchon; che, tra l’establishment rappresentato da Macron e la rottura che, almeno in teoria, dovrebbe arrivare da una vittoria della Le Pen, non è detto che preferisca il primo.

Europa, Russia, immigrazione: ecco cosa c’è in ballo

L’esito del ballottaggio potrebbe essere decisivo non solo per la Francia e le sue dinamiche interne, ma anche e forse sopratutto per il ruolo della Francia rispetto al mondo: Marine Le Pen è sempre stata ostile all’Unione Europea, o quantomeno a questo modello di integrazione europea. La guerra in Ucraina sta mettendo in evidenza tutte le incongruenze dell’UE, e sopratutto la sua grande fragilità rispetto ai rapporti con le potenze: Russia, Stati Uniti e Cina prima fra tutte, ma non solo, in un contesto sempre più multipolare che dovrebbe vedere un ruolo dell’Europa certamente più incisivo di quel che al momento ha. Una leadership  anti europeista in Francia, in questo momento, potrebbe essere il detonatore di una crisi forse irreparabile dell’Unione Europea. E a proposito della guerra, c’è anche da evidenziare la differenza delle posizioni tra Macron e la Le Pen nei confronti della Russia: la vicinanza della candidata di destra al governo russo non è un mistero, come le sue posizioni contrarie espresse rispetto ale sanzioni (“su gas e petrolio”) da applicare nei confronti di Mosca. La Francia della Le Pen, presumibilmente, andrebbe a smarcarsi da Stati Uniti e Nato, alleggerendo la posizione francese di opposizione alla Russia. Il che potrebbe innescare una crisi molto forte nei rapporti interni all’ “Occidente”, con conseguenze ad oggi forse inimmaginabili.