Migranti, Ispi: “Guerra e sbarchi, in Italia il sistema di accoglienza rischia la paralisi”

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Secondo l’Ispi la guerra in Ucraina e la nuova crisi migratoria potrebbero mettere in crisi l’assistenza ai migranti in Italia.

Potremmo avere seri problemi a partire dalla seconda metà dell’estate, dicono gli esperti.

Il sistema dell’accoglienza dei migranti in Italia rischia di andare in crisi. Lo dice all’AGI Matteo Villa, capo del DataLab Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale). Questo per la combinazione di due fattori: la guerra tra Russia e Ucraina e l’aumento degli sbarchi sulle coste italiane. Una situazione difficile, anche se nel 2022 i numeri degli sbarchi dei migranti nella penisola dovrebbero aggirarsi sulle alle cifre dell’anno scorso, tra ii 60 e i 70 mila.

“Sui profughi ucraini – osserva Villa – ci stiamo assestando: siamo a circa 5,5 milioni di persone che sono scappate in altri Paesi dall’inizio della guerra”. Un numero alto, se pensiamo con la crisi migratoria del 2015 erano arrivate circa 1 milione di persone in sette mesi. In Ucraina sono ancora in 4,2 milioni i cittadini fuori dal loro pese, a rientrare sono stati quasi 1,3 milioni. “Sono fughe a causa del conflitto, più si sta via più si rischia di rimanere fuori, ma tendenzialmente c’è la volontà di tornare”, spiega Villa.

Profughi ucraini: numeri mai visti in Italia

E in Italia? Nel nostro paese, “sono arrivati circa 105 mila profughi ucraini in due mesi dice Villa. Che aggiunge: “Una cifra che non abbiamo mai vista. Molti per ora non ricadono sul circuito di accoglienza, perché trovano posto da parenti e amici”.

A questo afflusso imponente va aggiunto l’aumento degli sbarchi. Nelle fasi iniziali della pandemia, ricorda l’esperto, gli arrivi dal mare erano crollati, salvo poi risalire. E adesso “possiamo dire che c’è una nuova crisi migratoria iniziata dall’estate del 2020, per cui si contano circa 65 mila sbarchi ogni anno”.

Tra 2000 e 2013 sulle nostre cose arrivavano circa 20 mila persone all’anno. Il balzo, spiega Villa, è avvenuto con le primavere arabe. Così “negli anni 2014-15-16 siamo arrivati a 150-180 mila. Poi nel 2019 siamo crollati a 10 mila persone, ora siamo tornati a 65 mila”.

In estate potremmo avere anche 100 mila sbarchi

Secondo le stime di Villa, appare verosimile che nel 2022 ci si fermi a 60-70 mila sbarchi. Il problema è l’effetto combinato di questi arrivi che “si vanno a inserire, come abbiamo visto, in un sistema di accoglienza che rispetto agli anni scorsi fa più fatica” per via degli esuli provenienti dall’Ucraina.

Ad ogni modo, fa sapere Villa, è ancora “presto per avere dati certi”. Per quelli dovremo aspettare la seconda parte dell’estate “quando si vedranno di più gli effetti dei rincari dei beni di prima necessità” sulle popolazioni più povere. L’esperto non esclude che ci si possa avvicinare anche a 100 mila sbarchi“.

Il balzo dei prezzi dei beni di prima necessità e le carestie non dovrebbero comunque, a giudizio di Villa, portare a flussi migratori giganteschi verso l’Italia e il vecchio continente. Questo perché, spiega, “le carestie non generano flussi migratori, ma crisi sul posto, lontane da noi”, conclude Villa. Per un semplice motivo: chi non ha soldi per mangiare non ne ha neanche per fare un lungo viaggio.