In Italia i poveri sono milioni, ma si vergognano del proprio status e non rivendicano i loro diritti

Il più potente gendarme dello status quo è la vergogna.

L’Italia è ormai un Paese spaccato tra ricchi e poveri. Mentre una cerchia di privilegiati sceglie l’ennesimo suv da centomila euro da acquistare, ormai milioni di persone hanno paura di non riuscire ad avere da mangiare.

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Un tale divario ricchi poveri dovrebbe essere socialmente esplosivo eppure in Italia la gente sembra rassegnata a stipendi ridicoli ed anche ai morsi della fame.

Una spaccatura sociale spaventosa

I numeri parlano chiaro: 4 milioni di famiglie non riescono a pagare le bollette eppure non si ribellano per questo. I membri di questi quattro milioni di famiglie trovano perfettamente normale che nonostante si spacchino la schiena dalla mattina alla sera per lavorare, vivono in un Paese dove questo non consente loro nemmeno di avere luce e gas.

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I numeri che emergono da Caritas e dagli altri osservatori sulla povertà parlano di un’impennata paurosa del numero dei poveri nel nostro Paese e di un’emergenza sociale che non ha precedenti nella storia recente.

Non si ha coscienza dei propri diritti calpestati

L’Italia è un paese di padri di famiglia che trovano perfettamente normale dover riuscire a mantenere il proprio nucleo familiare con uno stipendio da cameriere da €700 al mese. E poi dopo essere tornati a casa la sera (o meglio la notte) distrutti, dover anche vedere in televisione qualche personaggio carnevalesco che sentenzia che gli italiani non hanno voglia di lavorare. Se in questo Paese i poveri e gli emarginati non fanno le barricate per rivendicare i loro più elementari diritti è soltanto perché sono stati bombardati per decenni con immagini patinate che li hanno convinti che la loro povertà sia una loro colpa e una loro vergogna.

Il fallimento dello stato sociale travestito da vergogna individuale

I poveri in Italia si vergognano e si sentono anche in colpa per la loro condizione e pertanto non sono determinati a richiedere un cambio della situazione. Una repressione violenta delle rivendicazioni dei più indigenti le farebbe scoppiare con rabbia ancora più ingovernabile ed ingestibile. Invece la vergogna e l’umiliazione della povertà sono un’arma incredibilmente più potente. Un collare di piombo che non fa muovere un passo. Invece di essere percepita come un fallimento dello stato sociale, la povertà viene riconfigurata a vergogna del singolo. Questo ha un duplice effetto. Da un lato disimpegna completamente la macchina statuale da qualsiasi azione nei confronti dei meno abbienti e dall’altra tiene gli stessi meno abbienti relegati in un’auto esclusione che li fa somigliare a dei fantasmi.

Un Paese che si spegne

In Italia non si discute neanche di reddito di base universale o di salario minimo. Uno stato di inquietante rassegnazione supina pervade i più disagiati. In questo modo il Paese si spegne sprofondando in una denatalità paurosa ed in una contrazione dei consumi inevitabile. Manca clamorosamente sulla scena politica italiana un partito o un leader in grado di incarnare in modo credibile, pacifico ma efficace queste giuste istanze sociali. In Italia si fanno le barricare per il green pass o per una gaffe di un cantante, ma per i propri diritti calpestati si sta fermi.