Tridico (INPS): “Salario minimo da mille euro al mese”

Nel corso di una intervista a La Stampa Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, individua la soglia minima accettabile di salario.

Meno flessibilità in entrata ed un livello minimo di salario che possa essere adeguato al momento che sta attraversando l’economia. Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, in una intervista alla Stampa interviene sul due temi delicati: la precarietà e la definizione di un “salario minimo”.

Pasquale Tridico, presidente INPS
Pasquale Tridico, presidente INPS

Meno flessibilità e salario minimo

Più certezza e definizione nelle dinamiche del lavoro: per Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, qualcosa deve cambiare nel rapporto tra datori di lavoro e lavoratori:  ”Se un lavoratore è precario deve sapere perché, si deve indicare il motivo – ha spiegato Tridico nel corso dell’intervista al quotidiano La Stampa – Con il Jobs Act è stata introdotta la flessibilità in uscita e aumentata quella in entrata, ora è arrivato il momento di ridurre quella in entrata”.  Una affermazione politicamente rilevante, quella di Tridico, che poco dopo decide di toccare un altro tasto molto delicato: il salario minimo: ”Nove euro lordi l’ora per otto ore al giorno vuol dire avere salari netti di poco superiori a mille euro al mese. Con le retribuzioni stagnanti e un’inflazione che corre verso il 7% credo sia un livello minimo congruo”. L’idea di fissare soglie salariali sotto le quali non poter scendere sarebbe una decisione – oltre che politicamente – anche socialme te rilevante, sopratutto in una fase di crisi come quella attuale.

Andamento positivo nonostante le difficoltà

Nei primi due mesi del 2022 l’Inps – ha spiegato Tridico – ha rilevato un saldo positivo di 264 mila contratti, dei quali più della metà a termine: ‘‘I dati sono buoni ma si riferiscono a prima della guerra. La crisi energetica, l’inflazione, le strozzature dell’offerta e l’incertezza causate dalla situazione internazionale potrebbero avere un impatto negativo”. Insomma, al momento il mercato del lavoro non sembra in sofferenza, ma il peggio – ossia una nuova crisi sistemica innescata dagli effetti della guerra – potrebbe ancora non essersi manifestata.