Ambulante ammazzato in strada, parla la fidanzata dell’aggressore: «Distrutte anche le nostre vite»

La fidanzata dell’uomo che ha aggredito e finito a mani nude l’ambulante nigeriano a Civitanova Marche racconta quello che è successo venerdì pomeriggio.

La donna, sentita dagli investigatori, ha parlato dei momenti terribili che hanno portato al violento pestaggio.

«L’ho visto arrivare verso di me sporco di sangue, con un cellulare in mano che non era il suo. Gli ho detto: Filippo che hai fatto, che hai combinato? Lui mi ha risposto piano all’orecchio, quasi sussurrando: “andiamo, ho picchiato uno”…».

È il racconto rilasciato al ‘Corriere della Sera’ da Elena D., 45 anni, la compagna di Filippo Ferlazzo. Elena ha raccontato agli uomini della Squadra Mobile di Macerata quanto è accaduto in quei momenti terribili, «io ferma là in Corso Umberto I davanti a quell’uomo per terra che i medici stavano cercando disperatamente di rianimare. Pregavo dentro di me che si risvegliasse, ma poi ho capito che non c’era più niente da fare. E ora la nostra vita, il nostro amore, è distrutto per sempre».

La donna, che ha prestato servizio come cameriera in un ristorante del centro di Civitanova, era a conoscenza delle problematiche psichiatriche di Filippo. O quantomeno aveva intuito la presenza di qualche malessere. Ma aveva deciso, malgrado tutto, di andare a convivere assieme da alcuni mesi. Con lui, 32 anni, c’era anche l’incognita dei 13 anni di differenza, che però non pesavano.

«Non era geloso, piuttosto era protettivo verso di me — ha raccontato Elena agli investigatori —. Non tollerava l’idea che qualcuno o qualcosa potesse farmi del male. Questo però ingenerava a volte la sua aggressività, la sua iracondia. Ma mai fino a questo punto».

Un affronto da punire

Venerdì pomeriggio la situazione è precipitata quando le strade di Alika Ogorchukwu e di Filippo Ferlazzo si sono incrociate tragicamente. Alika, noto a tutti tra Civitanova e Macerata, era solito entrare nei negozi dove fermava le persone chiedendo loro la carità in in maniera chiassoso e con un poco di invadenza, ha incrociato Filippo ed Elena mentre passeggiavano nei dintorni della stazione dei treni, a duecento metri dal punto in cui poi si è consumata la tragedia.

«Quel signore con la stampella è venuto verso di noi e ci ha chiesto dei soldi, mi ha preso per un braccio — racconta Elena, sentita a verbale come testimone —. Ma lì per lì non è successo niente, io mi sono divincolata senza problemi, non ero affatto sconvolta e così siamo andati avanti per la nostra strada, fino a un negozio di abbigliamento. Insomma, sembrava davvero finita lì. Noi stavamo cercando dei pantaloni per lui, allora io sono entrata a vedere, Filippo è rimasto fuori, ma quando poi mi sono affacciata per chiamarlo, perché finalmente avevo trovato il modello, lui non c’era più. Ho iniziato a guardarmi intorno, ma niente, come svanito…».

Il piano per la vendetta

Filippo era svanito perché stava mettendo in atto il piano di vendetta concepito rimuginando tra sé e sé, senza che Elena avvertisse che cosa stava macchinando. Voleva vendicare l’affronto – intollerabile ai suoi occhi – subito pochi minuti prima vicino alla stazione: la sua donna che si era vista strattonare per strada da uno sconosciuto. Che per questo si meritava una sonora lezione.

La scena dell’aggressione è stata immortalata dalle telecamere lungo la via, che hanno ripreso chiaramente l’accaduto: Filippo che, dopo aver raggiunto Alika, lo aggredisce. Prima lo colpisce con la stampella dell’uomo, dopodiché gli salta sopra uccidendolo a mani nude. Un’aggressione brutale che non ha spezzato solo la vita del clochard nigeriano ma ha anche sconvolto la vita a due con Elena, che venerdì sera ha aspettato più di un’ora prima di essere ascoltata dalla polizia, rinserrata nel silenzio e nel dolore. Quando gli agenti si sono avvicinati, ha cominciato a sfogarsi, come se non attendesse altro, raccontando quanto si volessero bene lei e Filippo. Un «amore sincero» il loro, ha detto, che sembrava più forte di tutto, anche dei problemi e delle difficoltà economiche.