Veleni nel Pd: l’obbiettivo dei dem è rimandare a casa Letta

Ormai certi della sconfitta, tra gli iscritti al Partito Democratico si ragiona già a lunedì che probabilmente vedrà Enrico Letta lasciare la segreteria del partito. Il prossimo congresso sarà il punto di svolta e i contendenti non mancano. 

Quella del Partito Democratico è stata una campagna elettorale decisamente sotto tono per diversi aspetti. Se da un lato gli alleati scarseggiano e non permettono un recupero del Centrosinistra nei confronti del Centrodestra, dall’altro i dem sembrano avere tirato i remi in barca, certi della vittoria degli avversari hanno presentato nei collegi uninominali candidati poco competitivi, puntando tutto sul far rientrare i big all’interno delle liste per il proporzionale.

Le scelte del segretario non potranno che fare i conti con il risultato delle votazioni, la posizione di Enrico Letta scricchiola parecchio tra iscritti che vorrebbero un leader più incisivo ed esponenti di spicco che chiedono una svolta che non è arrivata nemmeno in campagna elettorale. Adesso per i dem l‘obbiettivo è più il congresso che il 25 settembre,. Che lunedì si discuta di analisi della sconfitta è ormai scontato.

NON SI PARLA DI VITTORIA

Letta incassa e non commenta, spera in un buon risultato nel meridione (improbabile, vista anche la totale assenza dei leader nazionali in queste zone) o almeno in una risalita del Movimento 5 Stelle che freni il Centrodestra nei collegi uninominali. “Domenica io punto ad avere ben altro risultato, sono convinto e vedo ciò che sta accadendo, sono convinto che domenica andrà molto bene” scrive il segretario il quale non parla in nessun modo di vittoria. E continua “La destra si è unita solo per la spartizione del potere, ma è divisa su tutto il resto. Per questo noi dobbiamo fare il massimo sforzo in queste ultime ore, parlando di scuola e sanità pubblica e dei temi principali, come i cambiamenti climatici e i diritti. Salvini ha già iniziato la spartizione delle poltrone del governo, ma ha iniziato a farlo troppo presto“. Parole prive di spinta che lasciano in molti l’obiettivo di rimandare Letta a Parigi una seconda volta.

RENZI GONGOLA

Non mancano le frecciate degli ex come Matteo Renzi. “Credo che lunedì Letta lascerà la segreteria del Pd” afferma il leader di Italia Viva che ridacchia al solo pensiero di vedere nuovamente sconfitto Letta e di avere salvato in qualche maniera i suoi fedelissimi con un’alleanza insperata al rush finale con Carlo Calenda. “Il Pd ha giocato per perdere e ci è riuscito. Penso che abbia sbagliato tutto. Credo che lunedì Enrico Letta debba ricevere un mazzo di rose rosse con un bel fascio rosso da Meloni. E poi penso che abbia già il programma del prossimo corso di strategia politica a Parigi: perché la sua campagna elettorale è già un esempio di cose da non fare” continua l’ex-presidente del Consiglio.

CHI DOPO LETTA?

I contendenti per il posto di segretario del Pd non mancano. In prima fila c’è il presidente della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini che da tempo mira al vertice del partito presentando inoltre a tutte le tv il suo programma per i dem. Dall’Emilia arriva un’altra contendente ma di tutt’altra pasta, Elly Schlein, la quale è alla ricerca per il paese di sostegno a una corsa alla segretaria che appare una vera a propria scalata.

Sul fronte opposto c’è invece il pluriministro Andrea Orlando che parla già di alleanze e rimpiange quella con i grillini. “Col M5s abbiamo costruito un percorso insieme che è stato rotto per ragioni sotto gli occhi degli italiani e per un calcolo politico che ha messo il Paese in difficoltà e la possibilità di mantenere il campo largo è venuta meno” scrive in un post che odora già di analisi della sconfitta. “Dopodiché credo che il tema di un dialogo e di un confronto c’era prima e non si è esaurito con l’impossibilità di una coalizione. Se si ferma la destra e si afferma il campo centrosinistra c’è un dialogo in un certo quadro di una possibile riflessione su come recuperare ciò che si è rotto col M5s e con le altre forze che non si riconoscono nel campo del centrodestra. Se vince il centrodestra la discussione è in uno scenario molto diverso, francamente anche preoccupante” conclude Orlando.