Manovra, si ipotizza tassa al 25% su vincite da gioco. Aumenti pure per i venditori di cannabis light

Una delle ipotesi che potrebbero riguardare la manovra sarebbe quella di aumentare le tasse su determinati vizi, dal gioco al fumo. 

Le riunioni stanno avendo luogo senza sosta per i tecnici di Palazzo Chigi e del ministero economico. L’intento è di cercare nuove risorse atte al finanziamento di misure della manovra che sarà approvata nei prossimi giorni. Da quanto riporta Il Messaggero, ci sarebbero determinati settori che potrebbero vedere un aumento delle imposte. Nello specifico, ci sono i settori dei giochi, dei tabacchi, i derivati legali della cannabis ecc.

Cdm-Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse

Anche le vincite da gioco potrebbero vedere un aumento delle imposte. Ma vediamo bene di cosa si tratterebbe. Per quel che concerne il comparto giochi l’ipotesi è quella di un rialzo delle tasse su vincite a giochi come Lotto, Superenalotto, Gratta e Vinci. I premi attualmente hanno un imposta del 20%, ma solo per cifre che vanno a superare i 500 euro.

Si sta dunque valutando una proposta per cui ci sarebbe un aumento dell’aliquota tra il 23% e il 25%. In breve, per fare un esempio, ciò significa che se una persona dovesse vincere duemila euro al Gratta e Vinci, sotto i 500 euro non ci sarebbe alcuna tassa, mentre sui rimanenti 1500 si dovrà versare il 20%. Questo vuol dire che si avrebbero 1700 euro netti. Ma con l’aliquota al 25% si avrebbero 1625 euro.

Tra le ipotesi che sarebbero in corso di valutazione, ci sarebbe anche un rialzo delle accise sulle sigarette che andrebbe a sommarsi all’aumento che si prevede nel corso del prossimo anno sul tabacco riscaldato.

Si tratta di un prodotto la cui accisa è arrivata al 30% nel 2021, al 35% nel 2022 e giungerà al 40% il 1° gennaio 2023. L’esecutivo starebbe facendo anche alcune valutazioni in merito ad aumenti per chi rivende cannabis legali nel nostro Paese, ossia all’incirca mille negozi. Tali attività vendono cannabis e derivati con un Thc al di sotto dello 0,5%.

Attualmente, per questo genere di negozi le imposte fanno riferimento al regime forfettario per le nuove partite iva. Questo regime fiscale prevede dunque il 5% per i primi 5 anni. Una delle ipotesi che l’esecutivo starebbe prendendo in considerazione è quello di un aumento dell’aliquota (che come la maggior parte dei forfettari dopo 5 anni passa al 15%) al 15% subito.