Per Infantino e la Fifa il denaro viene prima dei diritti umani

Se nelle sue varie edizioni, in particolare quella di Argentina 1978 e Russia 2018, la Fifa aveva mostrato di essere più un’associazione di affaristi dedita al denaro più di ogni altra cosa, fino ad appoggiare i peggiori dittatori, questa volta con Qatar 2022 e le deprimenti frasi di Infantino ha superato sé stessa. 

Che la Fifa non sia esattamente un’associazione di beneficienza era chiaro sin dai tempi della scandalosa gestione di Sepp Blatter e dalla scelta, viziata dalla corruzione, di assegnare i mondiali di calcio 2022 in Qatar. Ma il mondo del calcio e tutti i tifosi speravano che la nuova guida di Gianni Infantino potesse far prendere all’organizzazione una nuova direzione, almeno negli intenti. Così non è stato.

L’attuale presidente della Fifa, già al centro delle critiche per le dichiarazioni delle scorse settimane, ha definito quello in corso come “Il miglior mondiale di sempre. Dobbiamo aspettare l’ultimo atto, ma già si può parlare davvero di un grande successo: credo che bisognerà ricordarsi di tutto questo e tenerlo in mente“. Ancora nessuna  critica sulla scelta del Paese arabo come sede del più importante evento sportivo planetario, ancora nessuna parola sui lavoratori morti, sul mancato rispetto dei diritti civili e sull’oppressione femminile e delle persone Lgbt da parte sua.

“Sono venute qui in Qatar persone da tutto il mondo, l’atmosfera è stata fantastica. Il mondo intero ha scoperto il mondo arabo e ha capito che i pregiudizi che c’erano non avevano ragione di essere – continua Infantino esaltando il Qatar, nonostante i nuovi scandali scoperti anche nel Parlamento europeo -. E’ probabilmente l’eredità più importanti di questo Mondiale, l’apertura reciproca di due mondi che non si conoscevano. I qatarini hanno aperto le loro porte a tutti e chi è stato qui tornerà al suo Paese e lo potrà raccontare, è una mutua comprensione tra popoli. Siamo convinti della forza e del potere del calcio: più incassi avremo e più potremo destinarli allo sviluppo del calcio in quei Paesi che dipendono da noi“.

LAVORATORI MORTI IGNORATI

Non può però tirarsi indietro quando un giornalista gli fa notare il problema delle migliaia di lavoratori deceduti per la costruzione delle strutture in Qatar per la preparazione dei Mondiali. Infantino risponde in modo evasivo: “Io credo che ogni vittima sul lavoro sia una vittima per tutti: è una tragedia non solo per i familiari, ma per tutti noi. Credo anche che per tutte queste ragioni e per il rispetto della verità sia necessario essere molto precisi, quando si tratta questo argomento. La differenza nelle cifre comunicate, 3 vittime contro 400, è troppo stridente. Tre sono le persone cadute nella costruzione degli stadi, 400 negli altri cantieri (ma secondo le associazioni umanitarie il numero è ben diverso, ndr.). I diritti dei lavoratori ci stanno molto a cuore. Stiamo per concretizzare un accordo specifico con l’Organizzazione mondiale del lavoro, il Mondiale ha captato l’attenzione sulla questione“.

I DIRITTI NEGATI

Il presidente della Fifa è capace di dribblare persino la repressione per l’esposizione della fascia pro-Lgbt che i capitani di Germania e Danimarca avrebbero voluto mostrare durante le partite in questo modo: “I dibattiti sono bene accetti all’interno della Fifa, dove ci sono diverse culture e diversi modi di vedere le cose, perché la Fifa rappresenta 211 Paesi e ne è orgogliosa. Noi siamo un’organizzazione globale e dobbiamo unirci, non dividerci. Quando parliamo di regolamento, non si tratta di proibire qualcosa, ma di rispettare appunto il regolamento. Che dice una cosa chiara: sul terreno di gioco si gioca a calcio e lì dentro bisogna rispettare le regole del calcio. Ci sono tifosi che vanno allo stadio e un miliardo di persone che guardano il Mondiale sugli schermi: dobbiamo pensare a loro. Ognuno di noi ha i suoi problemi, ma deve potersi godere lo spettacolo senza pensare ad altro: durante quei 90 minuti le persone possono lasciare da parte i loro problemi e pensare solo alla partita . Poi, fuori dal campo, ognuno è libero di esprimere  le proprie opinioni“.

NO AI MESSAGGI DI PACE

E per non scontentare nessuno e fare arrabbiare proprio tutti, Infantino e la Fifa hanno deciso di non condividere il messaggio di pace al mondo che il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky aveva richiesto prima della finale di domenica pomeriggio. “Pensavamo che la Fifa volesse usare la sua piattaforma per il bene superiore” ha commentato amaramente una fonte. Ma questa persona, come troppe altre, ha capito tardi le vere intenzioni della Fifa.

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