Gli incredibili benefici della mindfulness: può essere un’alternativa ai farmaci?

Mindifulness è il nome della pratica di meditazione che si rifà al buddhismo e che punta ad una maggiore consapevolezza di sé. Può essere un’ancora di salvezza per le persone che soffrono di ansia, rivelandosi anche più efficace degli psicofarmaci.

Chiunque potrebbe ritrovarsi a vivere una situazione che gli causa ansia. Che si tratti di un esame universitario, di un appuntamento o colloquio importante, di una visita dal dottore o qualsiasi altro avvenimento in grado di provocare agitazione e preoccupazione, l’ansia è uno stato normale tipico dell’esistenza umana.

Mindfulness (Pexels) 10.01.2023 meteoweek.com
Gli incredibili benefici della mindfulness (Pexels)

Diventa una patologia nel momento in cui va ad intaccare la vita di chi ne soffre, portando una persona a provare un senso di insicurezza nei confronti del suo futuro. I sentimenti negativi finiscono con l’avere la meglio e la mente si ritrova ad essere dominata da questi ultimi.

Affrontare l’ansia con la mindfulness

L’ansia si lega a diversi sintomi – tra cui la paura di “impazzire” o di morire e una costante inquietudine o apprensione. A questi si aggiungono disturbi del sonno e della memoria, impazienza, depersonalizzazione e irritabilità. Ma anche vertigini, battito cardiaco accelerato, sudorazione eccessiva, difficoltà a deglutire e tanti altri.

Sono numerose le cause che possono portare una persona a finire nel vortice dell’ansia e spaziano da fattori genetici a biologici. Davanti ad una patologia simile, rivolgersi ad uno psicologo è sicuramente utile. Spesso ai pazienti che soffrono di ansia vengono prescritti farmaci come ansiolitici e antidepressivi.

Nonostante la loro popolarità, in molti casi gli psicofarmaci si legano ad alcune problematicità, a partire dall’assuefazione. Come ogni altro farmaco, inoltre, ansiolitici e antidepressivi possono provocare effetti collaterali. Infine, il trattamenti di disturbi come l’ansia facendo ricorso agli psicofarmaci non porta ad una reale risoluzione del problema scatenante la patologia.

In un panorama simile, la mindfulness può essere una vera ancora di salvezza. Con questo termine ci si riferisce alla pratica di alcune tecniche di meditazione, che affondano le loro radici nel buddhismo. La mindfulness punta al raggiungimento della consapevolezza di sé e del presente, nell’intento di raggiungere uno stato di benessere.

Spesso, chi soffre di ansia tende a preoccuparsi eccessivamente del suo futuro e di problemi secondari dimenticandosi di vivere la realtà che lo circonda. Ed è per questo motivo la mindfulness è di aiuto. La meditazione porta i pazienti a concentrarsi sul presente, rinunciando a qualsiasi tipo di giudizio (positivo o negativo che sia). La realtà deve essere osservata in modo distaccato.

La mindfulness si focalizza sui pensieri e le emozioni: non sono altro che i prodotti della nostra mente e, proprio per questa ragione, siamo noi a doverli controllare (e non viceversa). Grazie a questa pratica chi soffre di ansia può imparare a riconoscere ciò che gli provoca stress e trovare una risposta agli stimoli anziché lasciarsi andare ad una reazione impulsiva o provare ad evitare le difficoltà.

L’esperimento del programma MBSR

Questi sono gli obiettivi di programmi come il Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR). Il trattamento è finito al centro di un’indagine effettuata da un gruppo di ricercatori sui benefici della pratica. Il loro intento era capire se può essere considerata un’alternativa adeguata ai farmaci.

Sotto la guida della docente di psichiatria Elizabeth A. Hoge (che insegna presso la Georgetown University), gli studiosi hanno coinvolto 276 adulti nel loro esperimento. I partecipanti erano accumunati dal fatto di soffrire di ansia generalizzata, ansia sociale o panico.

Ad alcuni di loro è stato prescritto un trattamento farmacologico, mentre altri hanno seguito il programma MBSR. I pazienti sono stati seguiti per otto settimane, per poi essere sottoposti ai controlli di follow-up dopo 12-14 settimane. I risultati sono stati riportati facendo ricorso ad una scala di valutazione che parte da 1 e arriva a 7 (che corrisponde ad ansia grave).

Alla fine dell’esperimento, non sono emerse particolari differenze tra le due terapie. La condizione dei pazienti è migliorata in entrambi i casi. Per chi ha seguito la mindfulness è stato registrato un miglioramento medio di 1.35 punti. Mentre per chi ha assunto i farmaci il miglioramento è stato di 1.43.

La differenza sta solamente nella maggiore sicurezza del programma MBSR rispetto ad ansiolitici e altri farmaci. Benché si tratti di un’indagine effettuata su piccola scala, i benefici della mindfulness sono stati constatati e la pratica viene considerata dai ricercatori come assolutamente efficace, tanto quanto gli psicofarmaci.