Produzione industriale in calo anche a novembre: è allarme recessione

Anche a novembre giù gli indici della produzione: la flessione colpisce tutti i settori, in particolare l’energia e i consumi.

Le associazioni dei consumatori lanciano l’allarme e parlano dello spettro della recessione alla luce del calo inarrestabile della produzione.

Cala ancora la produzione industriale in Italia. A novembre l’indice destagionalizzato della produzione industriale è calato dello 0,3% rispetto al mese precedente. Invece nella media del trimestre settembre-novembre il livello della produzione è in calo dell’1% rispetto ai tre mesi precedenti. Sono dati riportati dall’Istat.

A novembre 2022 l’indice complessivo diminuisce del 3,7% in termini tendenziali (come a novembre dell’anno precedente, anche nel 2022 i giorni lavorativi di calendario sono stati 21). Aumentano soltanto i beni strumentali (+1,8%); in calo invece i beni di consumo (-2,6%), i beni intermedi (-5,2%) e in misura molto sostanziosa l’energia (-16,2%).

“A novembre l’indice destagionalizzato della produzione industriale continua a ridursi, seppure con una intensità minore rispetto ai due mesi precedenti – è il commento da parte dell’Istat – in calo risulta pure il complesso del trimestre settembre-novembre rispetto ai tre mesi precedenti“. Una dinamica negativa che risulta “estesa a quasi tutti i settori, con l’eccezione dei beni strumentali che registrano un profilo positivo negli ultimi cinque mesi anche se in progressiva decelerazione”.

Il timore della recessione da parte delle associazioni dei consumatori

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – Meteoweek

“Si profila lo spettro della recessione. Prosegue inarrestabile il calo della produzione“. È quanto dichiara Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, nel commentare i dati Istat sulla produzione industriale italiana. “Serve un cambio nella politica economica del Governo. L’esecutivo ha ragione nel sostenere che bisogna puntare sulla crescita, perché solo se si crea ricchezza si può poi ridistribuire, ma per far ripartire la crescita bisogna ridare capacità di spesa alle famiglie. Solo se decollano i consumi, infatti, le imprese possono tornare a produrre a pieno regime, altrimenti non avranno ordinativi. I consumi rappresentano il 60% del Pil. Il fatto che secondo i dati di oggi a crollare maggiormente rispetto a ottobre, dopo l’energia, siano i beni di consumo, deve essere un campanello d’allarme per il Governo. Se i consumatori non acquistano, le imprese non producono. È elementare“, spiega Dona.

A affossare l’industria italiana sono sempre l’Inflazione e il caro-bollette: a novembre la produzione ha fatto registrare una corposa diminuzione sia su base mensile che su base annuale. Lo fa notare anche il Codacons sulla base dei dati forniti dall’Istat. “Dopo il commercio anche l’industria continua a subire gli effetti negativi della crisi in atto nel nostro paese – afferma il presidente Carlo Rienzi – L’inflazione alle stelle e l’emergenza energia, dopo aver colpito la fiducia di consumatori e imprese e le vendite al dettaglio, fanno sentire il loro peso anche sulla produzione industriale, rallentando per il terzo mese consecutivo il comparto”.

“Crolla la produzione per i beni di consumo, che scendono del -2,6% su base annua, con punte del -3,5% per quelli durevoli. Un pessimo segnale per la nostra economia che dimostra ancora una volta come bollette e prezzi rappresentino una seria minaccia per il paese, affossando tutti gli indicatori economici“, termina Rienzi.