“Le mie foto cliniche rubate da Laion-5B”, esiste ancora la privacy al tempo delle intelligenze artificiali?

Sono le settimane in cui grazie a ChatGP stiamo scoprendo quanto siano avanzate e sofisticate le intelligenze artificiali di ultima generazione. Ma i problemi di privacy non possono essere più nascosti. 

Sul suo account twitter, seguito da più di duemila persone, LapinedeLaTerre si presenta come un artista, direttore finanziario e amministrativo del progetto response.org e documentarista. Ci tiene inoltre a specificare nella bio che il suo profilo su Twitter è un “art account”, pensato non per raccontarsi privatamente, ma per divulgare invece le proprie creazioni. 

Meteoweek

Have I Been Trained è un sito molto conosciuto e utilizzato da artisti e fotografi, una categoria professionale che ogni giorno deve lottare per non vedere le proprie opere divulgate sul web senza il loro permesso. Grazie a questo sito, gli autori hanno la possibilità di scoprire se loro creazioni sono state utilizzate da un’intelligenza artificiale senza il loro consenso.  

Non è solo una questione economica, per un contenuto a pagamento che finisce gratuitamente su internet danneggiando il suo autore. Si tratta anche del diritto di ogni artista a non veder comparire la sua opera in luoghi e contesti che non condivide. 

Lapine è diventato famoso lo scorso quando, durante una ricerca su Have i Been Trained, ha fatto una scoperta inquietante. Alcune sue foto erano infatti finite nell’archivio di un’intelligenza artificiale di nome Laion-B5. Nulla di nuovo per certi versi, è molto facile che certi contenuti finiscano online senza il consenso del suo autore.  

Il problema è che le foto a cui fa riferimento Lapine, nulla c’entrano con la sua arte, con la sua vita professionale. Ad essere finite in rete, come ha spiegato lo scorso anno sul suo profilo Twitter, sono state le sue foto cliniche, fatte quasi dieci anni prima per un controllo medico. 

Twitter

 

“Nel 2013 un medico ha fotografato la mia faccia come parte della documentazione clinica.È morto nel 2018 e in qualche modo quell’immagine è finita da qualche parte online e poi è finita nel set di dati, l’immagine che ho firmato un modulo di consenso per il mio medico – non per un set di dati” 

Lapine in quel momento, non stava cercando i suoi disegni ma la sua faccia, probabilmente per un controllo di routine, tipico di chi ci tiene che ogni suo dato sensibile non finisca nel marasma di internet. Ed è così che ha scoperto come due foto cliniche, fatte durante controllo medico nel 2013, erano finite nell’archivio di un’intelligenza artificiale. 

Laion-5B è una delle AI più avanzate mai presentate al grande pubblico, e vanta al momento un database da oltre 6 miliardi di immagini. Viene da chiedersi quante di queste siano legalmente in suo possesso

Una delle poche certezze di questa storia, è che di certo Laion-5B non aveva il permesso di tenere quelle di Lapine. 

In queste settimane si parla molto di ChatGp, una nuova AI, tra le più avanzate che esistano, messa finalmente a disposizione del grande pubblico, che adesso sta pian piano scoprendo quanto sono sofisticate le intelligenze artificiali. Certo, sono anni che gli scienziati sui giornali ce lo spiegano, ci parlano dei mirabolanti progressi compiuti sul tema. Ma vederle, queste intelligenza artificiali all’opera, poter dialogare con loro, chiedergli di comporre sonetti e opere d’arte, come stanno facendo milioni di utenti in tutto il mondo, è altro.  

La storia di Lapine non è un caso isolato.

Nel 2020 la multinazionale Roomba è finita nell’occhio del ciclone  dopo un articolo pubblicato sulla rivista Technology Review, rivista del Mit di Boston. Nello stesso anno in cui l’Occidente ha scoperto quanto il Covid potesse essere pericoloso, una donna venezuelana aveva denunciato la comparsa sul web di una sua foto molto intima, con il suo viso perfettamente riconoscibile, mentre era in bagno nella più privata delle situazioni. Un dato sensibile finito ovunque su internet, tra social media come Facebook e chat Whatsapp.

È bastato poco a scoprire che quella foto era stata scattata proprio dall’aspirapolvere automatico prodotto dalla Roomba.  Anche se resta un mistero come e perché sia finita sul web, l’azienda non ha ancora fornito spiegazioni in merito. 

Tutto quello che sappiamo è che l’anno dopo, Roomba è stata comprata dalla stessa multinazionale che ha creato Alexa, un intelligenza artificiale che funziona soltanto nel momento in cui registra tutto quello che è intorno. 

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