Arcelor Mittal, spunta la proposta al governo: ecco le condizioni

La crisi dell’ex Ilva tiene banco sul tavolo del governo. Mentre per questa sera è previsto al Quirinale un incontro tra le sigle sindacali e la maggioranza, spunta un’ipotetica proposta della società franco indiana, Arcelor Mittal.

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Arcelor Mittal fa sapere alla maggioranza che ci sarebbe l’intenzione di restare in Italia ma ad alcune condizioni.

Le condizioni poste dalla società

La prima questione resta lo scudo fiscale: secondo Arcelor deve essere reintrodotto al fine di completare il piano di risanamento ambientale. Su questo punto è rimasta ferma anche la posizione l’Ad della società, Lucia Morselli: “Senza scudo lavorare a Taranto è diventato un crimine”.

Altro nodo importante riguarda gli esuberi e il dissequestro dell’altoforno numero 2 che dovrebbe essere portato verso una produzione zero entro il 13 dicembre prossimo, questo a causa delle prescrizioni messe in atto dalla magistratura tarantina a seguito della morte di un operaio avvenuta nel 2015.

Grazie al dissequestro e insieme alla concessione di una proroga di almeno 12 mesi per mettere in sicurezza l’impianto, Arcelor Mittal avrebbe la possibilità di alzare i livelli di produttività che attualmente si aggira intorno alle 4,5 milioni di tonnellate di acciaio prodotte all’anno, con la necessaria richiesta di 5 mila esuberi. Per l’azienda, quindi, il dissequestro permetterebbe di limitare i danni a livello occupazionale salvando gli operari dal licenziamento.

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Dopo l’offensiva giudiziaria che ha visto protagonisti i tribunali di Milano e Taranto che hanno avviati inchieste contro Arcelor, la società è corsa ai ripari e ora prova a trattare, dichiarando l’intenzione di voler discuterne con il governo e con l’auspicio di continuare a lavorare nel Belpaese.

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Intanto i Sindacati lanciano un monito alla società. Se Arcelor Mittal non rivede la sua posizione di lasciare Taranto, per l’ex Ilva scatterà l’amministrazione straordinaria con un prestito ponte”.