Sbarchi di migranti, il Tribunale dei Ministri scagiona Matteo Salvini

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:36

Sbarchi di migranti, il Tribunale dei Ministri scagiona Matteo Salvini dalle accuse di omissione di atti d’ufficio e abuso d’ufficio, per la vicenda della nave tedesca Alan Kurdi, della Ong Sea Eye. Ma denuncia l’assenza di norme chiare.

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Sbarchi di migranti, il Tribunale dei Ministri scagiona Matteo Salvini

”Lo Stato di primo contatto non può che identificarsi in quello della nave che ha provveduto al salvataggio”. Con questa sentenza, a Roma il Tribunale dei Ministri scagiona Matteo Salvini dalle accuse di omissione di atti d’ufficio e abuso d’ufficio. Le accuse erano piovute addosso all’ex Ministro degli Interni e al capo di Gabinetto Matteo Piantedosi per aver negato lo sbarco ai 65 migranti che si trovavano a bordo della nave tedesca Alan Kurdi, della Ong Sea Eye nell’aprile scorso.

Le motivazioni del Tribunale, riportate dal Corriere della Sera, significano  di conseguenza che se una nave che raccoglie i naufraghi batte ad esempio bandiera tedesca, è alla Germania che deve rivolgersi per ottenere l’approdo. Però allo stato attuale esiste anche la norma che riguarda l’obbligo del “porto sicuro”. Quindi, sugli  sbarchi  dei migranti il Tribunale dei Ministri scagiona Salvini  perché ”L’assenza di norme di portata precettiva chiara, applicabili alla vicenda, non consente di individuare, con riferimento all’ipotizzato, indebito rifiuto di indicazione del Pos (Place of safety), precisi obblighi di legge violati dagli indagati, e di conseguenza di ricondurre i loro comportamenti a fattispecie di rilevanza penale”.

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Infatti, il Tribunale dei Ministri  avverte che quando le coste del Paese a cui appartiene la Ong sono troppo lontane, “la normativa non offre soluzioni precettive idonee ai fini di un intervento efficace volto alla tutela della sicurezza dei migranti in pericolo”. Nel caso di Alan Kurdi, quindi, non poteva che sbarcare nel porto porto più vicino.

La nave ha vissuto una vera odissea, iniziata il 3 aprile 2018 e terminata solo il 13 aprile, perché bloccata dal Viminale. A bordo c’erano 65 migranti tra cui 12 donne, di cui una incinta, e un bambino. Due donne e un membro dell’equipaggio erano stati evacuati per le condizioni di salute nei giorni precedenti. In assenza di procedure di ridistribuzione prese in accordo, era intervenuto  il ministro dell’Interno francese Castaner. La Francia  si era detta disponibile ad accogliere 20 persone. Tutto questo sotto la regia era stata fornita alla Commissione Europea. Una problematica in parte risolta dall’accordo de “La Valletta” di ridistribuzione dei migranti, stipulato dal nuovo Governo a partire dal settembre 2019.

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