Marcello Dell’Utri torna libero, in anticipo. Ora gli altri processi.

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:23

L’ex sodale di Silvio Berlusconi potrà lasciare la sua casa di Milano dove era ai domiciliari.

 

Marcello Dell’Utri finirà nella di scontare la sua pena e tornerà dunque in libertà. L’ex senatore di Forza Italia ed inseparabile amico di Silvio Berlusconi, condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, era ai domiciliari per motivi di salute da luglio del 2018. Da domani potrà lasciare la sua abitazione di Milano. Nel 2014, l’ex parlamentare, di origine siciliana, aveva tentato una breve fuga in Libano, alla vigilia della pronuncia della Cassazione, che ha poi reso definitiva la condanna. Dell’Utri, venne poi estradato in Italia, e condotto in carcere nel maggio del 2014.

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L’ex senatore, ha scontato la pensa in regime di alta sicurezza prima nel carcere di Parma e successivamente a Rebibbia. Infine, è passato poi ai domiciliari a causa delle sue condizioni di salute. Marcello Dell’Utri ha goduto cosi come previsto dalla legge della liberazione anticipata.
Nonostante ciò, le vicende giudiziarie dell’ex manager di Publitalia non sono affatto concluse, considerato il coinvolgimento nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, dove in primo grado è stato condannato a dodici anni.
L’appello è tutt’ora in corso. Inoltre, Dell’Utri è sotto processo anche a Napoli e Milano per sottrazione di centinaia di libri antichi dalla biblioteca dei Girolamini.

Ma la storia giudiziaria dell’uomo non comincia certo con il processo che l’ha visto condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa.
Dopo una condanna per falso in bilancio nel 1987, per i giudici, Dell’Utri, avrebbe svolto un ruolo di ‘mediatorè nel patto di protezione ‘siglatò nel 1974 con la mafia da Silvio Berlusconi. Una costante, quella dei suoi legami mafiosi e del ruolo di «cerniera» tra i clan e il Cavaliere, che torna anche nella sentenza di primo grado del processo sulla trattativa dove l’ex senatore diventa «portatore» della minaccia mafiosa presso l’allora premier Silvio Berlusconi e si prende 12 anni per minaccia a Corpo politico dello Stato. Marcello Dell’Utri ha incassato contrattaccando.

Scagliandosi contro certi pm, criticando aspramente l’impianto accusatorio, arrivando a dire di essere sceso in politica per evitare il carcere. Dell’amico Berlusconi, ritenuto da premier vittima della minaccia mafiosa, ma accusato negli anni di essere stato il referente politico di Cosa nostra dalla sua discesa in campo, non ha mai detto una parola. Un sodalizio lungo una vita il loro, forse incrinato negli ultimi tempi: quando il Cavaliere si è rifiutato di deporre in sua difesa al processo d’appello sulla trattativa. Consigliato dai suoi legali, che temevano domande scomode dell’accusa, ha preferito tacere.

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