“Lei è un traditore”. Duro attacco a Giuseppe Conte dalla Lega

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:50

Il leghista Claudio Borghi attacca il Premier sul Mes: “Il mandato era di non firmare, traditore”.

Ancora scontri in Parlamento dopo l’intervento del premier Giuseppe Conte sulla risoluzione della maggioranza sul Mes. Il deputato della Lega e Presidente della Commissione bilancio della Camera, Claudio Borghi ha oggi attaccato duramente Conte: “Il presidente Conte – ha detto Borghi in Aula – ha offeso il Parlamento, umiliando Di Maio, che gli sedeva accanto, chi credeva di prendere in giro?”.

“Il mandato che Conte aveva ricevuto da Salvini e Di Maio era solo uno: che l’Italia non avrebbe mai firmato il trattato sul Mes. – Prosegue il leghista – cosa non capiva: non si deve procedere oltre, cosa non capiva?”. “Cosa posso pensare se sento che il trattato è chiuso? Che lei è un traditore signor presidente, un traditore“, sentenzia Borghi. “Si, noi forse siamo ingenui ma lei è un traditore e il tradimento va sanato con la dignità”

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“Quando l’abbiamo visto raggiante sui divanetti, con Merkel, Macron e Rocco Casalino tra un giro di birre si ricordava degli impegni che le avevano chiesto le forze della sua maggioranza?”, chiede Borghi rivolto al premier, per poi concludere, tra gli applausi dei leghisti: “Certo è anche colpa nostra: se da Cavour e De Gasperi ora mandiamo a trattare in Europa Conte e Rocco Casalino”.

L’intervento di Borghi è avvenuto poco dopo il discorso di Conte sul Fondo Salva Stati:“La revisione del Mes – ha affermato Conte – non apporta modifiche sostanziali al trattato già esistente e non introduce alcun automatismo nella ristrutturazione del debito di uno Stato”. Il premier ha anche precisato come sia “nostra ferma intenzione che questo non accada. Lascia alla Commissione europea il fondamentale ruolo di valutarne la sostenibilità e di assicurare la coerenza complessiva delle analisi macroeconomiche effettuate sui Paesi membri”.

Lo scontro sul Mes, dunque, si fa sempre più acceso e, di fatto, Conte deve fare i conti con una opposizione che non tende ad arretrare.

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