Ponte Morandi, Atlantia sospende la liquidazione di Castellucci

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:17

Atlantia ha sospeso il pagamento della buonuscita di Castellucci, fissata a 13 milioni di euro. Il pagamento della seconda rata non potrà verificarsi a causa di alcuni elementi sopravvenuti durante le indagini sul dramma del Ponte Morandi.

Atlantia - Castellucci

Il Consiglio di Amministrazione di Atlantia ha deliberato la sospensione del pagamento della seconda rata, in scadenza il 2 gennaio 2020, della liquidazione prevista per Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato della compagnia.

Castellucci era in buonuscita a partire da settembre con 13 milioni fissati, da aggiungersi alle competenze di fine rapporto. Tuttavia, è stato ritenuto necessario sospendere il pagamento della seconda rata a seguito di alcuni nuovi elementi emersi durante le indagini, ancora in corso, in merito al crollo del Ponte Morandi.

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La decisione di Atlantia

Il Consiglio di Amministrazione di Atlantia ha ritenuto necessaria la sospensione del pagamento della liquidazione di Castellucci “in relazione agli elementi sopravvenuti emersi dalle indagini in corso da parte dell’Autorità Giudiziaria e indipendentemente dalla rilevanza penale degli stessi”.

Questo quanto specificato dalla società, in una nota in cui viene specificato che “superata la iniziale fase di operatività del Direttore Generale, in data odierna il Consiglio di Amministrazione ha ritenuto di procedere a una riarticolazione dei poteri, revocando quelli temporaneamente conferiti al Comitato Esecutivo, che quindi terminerà le proprie funzioni”. I poteri in questione sono quindi “stati ripartiti tra il Presidente e il Direttore Generale.

Gli elementi delle indagini: cosa ha bloccato la liquidazione?

Nella nota ufficiale pubblicata dalla società non viene aggiunto altro in merito alla decisione del Consiglio di bloccare il pagamento della liquidazione di Castellucci. In effetti, non è ancora chiaro a quali elementi delle indagini si faccia riferimento nello specifico, anche se alcune ipotesi, già trattate da diversi media, farebbero sospettare alla questione dei sensori del Ponte Morandi.

Tornando a ritroso attraverso i documenti del caso, infatti, è stata appurata l’esistenza (già riportata da Repubblica, per altro) di un report ignorato risalente al 2014, nel quale già anni prima del disastroso crollo venivano esposti tutti i rischi nei quali il ponte versava. In questo report veniva inoltre citato un ulteriore documento interno all’amministrazione di Atlantia, del quale era a conoscenza persino il ministero.

Nei documenti in questione venivano più volte menzionati i sensori del ponte, che secondo le verifiche delle autorità e del procuratore capo di Genova, sarebbero risultati inattivi già a partire dal 2015, poiché tranciati durante alcuni lavori di manutenzione. Secondo le ultime indagini, quindi, i sensori in questione, una volta danneggiati, non sono stati mai sostituiti da Autostrade per l’Italia (Aspi).

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