Mittal, chiude l’Altoforno 2 di Taranto. Atteso il ricorso a fine mese

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:27

Scadono oggi i tre mesi di proroga concessi dal Tribunale di Taranto. Il sindacato: “Non firmeremo nessun accordo che preveda cigs per migliaia di lavoratori”.

È stata firmata ieri sera dal giudice Francesco Maccagnanol’ordine di esecuzione di spegnimento dell’Altoforno 2 del siderurgico di Taranto. Da domani non potrà dunque essere più usato lo stabilimento tarantino. Scadono oggi, infatti, i tre mesi concessi dal Tribunale del Riesame per ottemperare alle prescrizioni di automazione del campo di colata.

Tre giorni fa era stata rigettata la proroga della facoltà d’uso, chiesta sai commissari di Ilva in Amministrazione Straordinaria. Domani quindi riprenderà lo spegnimento interrotto a settembre. Il giudice ha così chiesto al custode giudiziario di agire per “assicurare che a partire dal 14 dicembre 2019 l’Altoforno 2 non sia utilizzato”.

L’impianto è stato sequestrato e dissequestrato più volte nell’inchiesta sulla morte dell’operaio Alessandro Morricella, investito da una fiammata mista a ghisa incandescente nel giugno del 2015, mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’altoforno.
I legali dei commissari straordinari, a quanto si è appreso, stanno preparando un nuovo ricorso al Tribunale del riesame che dovrebbe essere depositato entro venerdì della prossima settimana.

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Dal sindacato dei Metalmeccanici, il segretario nazionale Rocco Palombella (UILM) fa sapere che “”Ci aspettavamo un’altra decisione del Giudice   di Taranto dopo l’ok che era arrivati dalla Procura. Ma, al di là dell’atto giudiziario, la questione dirimente e gravissima è stata la strumentalizzazione di Arcelor Mittal, che ha richiesto la cassa integrazione per un numero sproporzionato di lavoratori per la fermata dell’altoforno 2″.

“Dall’incontro di ieri il Governo – prosegue Palombella – è risultato incapace e impreparato sia rispetto alla richiesta di cigs dell’azienda sia rispetto al piano industriale, presentando solo ipotesi e non portando nessuna novità rispetto a quanto uscito sui quotidiani nei giorni scorsi”.

“Oggi siamo in un limbo – dichiara il leader Uilm – in una situazione di pesante incertezza perché non conosciamo quali sono le scelte del Governo e il destino di 20 mila lavoratori, di una realtà fondamentale del settore siderurgico, dell’industria e dell’economia italiana”. “ArcelorMittal – proseguie – ha gettato la maschera dal 5 novembre con il recesso dal contratto e l’inizio dello spegnimento degli impianti. Ormai la multinazionale non è più un soggetto affidabile e con il quale continuare, ha deciso di andarsene e ha messo a repentaglio la continuità produttiva. Sono tornati indietro solo dopo le inchieste giudiziarie delle Procure di Milano e Taranto”.

Non firmeremo nessun accordo che preveda cigs per migliaia di lavoratori, perché rappresenterebbe l’anticamera del licenziamento”, conclude Palombella.

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