Gran Bretagna, cosa succede con la Brexit a lavoratori e turisti europei

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:39

Dopo il voto il Gran Bretagna, ecco quali saranno le conseguenze in caso di Brexit. Restano i diritti acquisiti per i lavoratori già nel Paese, ma da ora poi si privilegiano i professionisti. E per i turisti europei servirà passaporto e visto elettronico

Il leader Boris Jhonson e la Brexit: cosa succederebbe? – meteoweek

Secondo quanto dichiarato da Boris Johnson subito dopo il trionfo elettorale del 12 dicembre, il destino della Gran Bretagna pare essere infine quello di uscire dall’Unione europea il 31 gennaio prossimo.

Si tratterà quindi di dare attuazione a quanto già concordato in precedenza, con il referendum nel giugno 2016, per fare in modo che il divorzio tra Londra e Bruxelles giunga a compimento.

Molti si chiedono perciò cosa succederà ai lavoratori e ai turisti europei che già vivono o che hanno intenzione di transitare nel Paese, oppure come verranno a delinearsi i rapporti fra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda.

Per i già residenti saranno garantiti i diritti acquisiti

Punto primo: per quanto riguarda i cittadini europei che già vivono nel Regno Unito, questi non subiranno modifiche.

I cosiddetti diritti acquisiti resteranno infatti immutati, e basterà effettuare una registrazione presso il ministero dell’Interno al programma denominato “settlement scheme” per poter continuare a vivere nel paese dopo il 30 giugno 2021 mantenendo lo status di residenza permanente o provvisoria, in base al periodo di permanenza al momento della domanda.

Più difficile il trasferimento per i lavoratori non qualificati

Sarà invece un po’ diversa la situazione per chi è intenzionato ad andare a vivere in Gran Bretagna dopo la Brexit. Infatti il regime di libera circolazione con l’Europa giungerà a conclusione, e ad essere privilegiati dalle politiche di immigrazione nazionale saranno i lavoratori qualificati.

La vita perciò si complicherà per tutti quei baristi, camerieri o parrucchieri che sognano di andare a vivere a Londra o nei vari capoluoghi britannici, come accade spesso anche per i giovani italiani.

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Servirà piuttosto un contratto già in tasca al momento della partenza, e sarà possibile dimorarvi al massimo per un anno, senza quindi avere la possibilità di prendere la residenza.

A differenza di lavoratori quali medici o docenti, che potranno usufruire di visti di lavoro più lunghi che darebbero quindi accesso anche alla residenza permanente.

Ai turisti europei non sarà più sufficiente la carta di identità

Anche per i turisti la vita sarà più complicata. Per visitare il Regno Unito infatti, dalla Brexit in poi, non sarà più sufficiente la carta d’identità ma servirà il passaporto e un visto elettronico simile a quello già utilizzato dagli Stati Uniti, e che richiederà un’autorizzazione online almeno tre giorni prima della partenza.

E non è tutto: gli ingressi e le uscite dei turisti verranno registrati e inseriti in un sistema di conteggio che possa impedire ai viaggiatori una permanenza superiore ai tre mesi, periodo oltre il quale bisognerà procurarsi un visto di lavoro.

Evitare il trauma del distacco con l’Irlanda del Nord

Per quanto riguarda invece i rapporti con l’Irlanda del Nord, questa rimarrà altri quattro anni inserita all’interno del mercato unico europeo e quindi anche del sistema doganale, a differenza del resto della Gran Bretagna.

Questo per cercare di mantenere un confine flessibile con la Repubblica d’Irlanda a Sud, evitando stravolgimenti immediati. A quel punto, passati i quattro anni, il parlamento locale avrà la facoltà di decidere, attraverso un voto a maggioranza assoluta, se rinnovare o no lo status quo per i successivi quattro o anche otto anni.

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I conti in sospeso tra Londra e Bruxelles andranno saldati

Nemmeno per i conti londinesi tuttavia sarà rose e fiori. La capitale britannica dovrà pagare a Bruxelles 33 miliardi di sterline, quasi ben 40 miliardi di euro che serviranno a soddisfare tutti gli impegni assunti in precedenza, legati cioè ai fondi già stanziati dall’Unione Europea per programmi già approvati.

Di questi, tre quarti ne entreranno prima del 2022, mentre gli altri potrebbero trascinarsi fino al 2060.

Quali sono gli scenari possibili dei rapporti tra Ue e Uk?

Resteranno tuttavia non conclusi gran parte dei rapporti attualmente in corso tra Gran Bretagna e Unione Europea, e per questo ci sarà la necessità di dare vita a lunghi e delicati negoziati internazionali.

Gli scenari ipotetici sono due: quello della “hard Brexit”, che replicherebbe il modello canadese, e che trascinerà Londra sempre più lontana dal vecchio continente. Ipotesi che però non sembra al momento tra le più probabili, stando alle previsioni degli analisti.

Il vincitore delle elezioni infatti, il conservatore Boris Johnson, per merito della maggioranza schiacciante ottenuta non dovrà scendere ai ricatti dell’ala più antieuropeista e sarà quindi probabile la conclusione di una serie di accordi più ponderati con l’Unione Europea, cercando di limitare al massimo gli effetti negativi del divorzio economico.

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