Mafia Capitale, domiciliari per Salvatore Buzzi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:02

Dopo 5 anni di carcere in custodia preventiva, Salvatore Buzzi passa ai domiciliari. Sono i primi effetti della sentenza della Cassazione che ha annullato l’aggravante mafiosa ai condannati di Mafia Capitale.

Arresti domiciliari per Salvatore Buzzi, uno dei protagonisti assoluti dell’inchiesta Mafia Capitale. E’ stata accolta l’istanza presentata dai suoi legali: “E’ il giusto epilogo di questo lungo calvario”, ha commentato l’avvocato Alessandro Diddi, uno dei due legali di Buzzi, rimasto in carcere per cinque anni. L’accoglimento dell’istanza ed il trasferimento ai domiciliari è strettamente legato alla decisione della Corte di Cassazione che, il 22 ottobre, ha eliminato l’aggravante mafiosa a carico degli imputati.

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Mafia Capitale è diventata così una “semplice” associazione a delinquere. “Dopo 5 anni di custodia preventiva finalmente è stata restituita giustizia” ha aggiunto l’avvocato Diddi. “Mai nessuno in Italia ha pagato in questo modo per una corruzione. Adesso finalmente possiamo guardare con serenità all’ultimo pezzo del processo che ci attende in Appello. Spero – ha proseguito – che si possa mettere fine a questa strana e forse distorta pagina della giustizia italiana”. Eppure la vicenda di Mafia Capitale, detta anche inchiesta “Mondo di mezzo”, era partita con altre intenzioni: mettere in luce l’esistenza, a Roma, di una vera e propria organizzazione di stampo mafioso. Tra il 2014 ed il 2015 finirono in manette oltre settanta persone: Massimo Carminati ( ex NAR e militante neofascista negli anni ’70, poi legato alla banda della Magliana, ndr) – considerato insieme a Buzzi a capo della struttura criminale – fu tra i primi. Le indagini, condotte dai ROS dei carabinieri e coordinate dalla Procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone, mettono in evidenza una rete criminale basata su corruzione, estorsione, riciclaggio ed usura. Il tutto gestito attraverso il metodo mafioso, e con la complicità della politica ed in generale di rappresentanti dell’amministrazione della città.

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Nell’inchiesta, a vario titolo, vengono coinvolti a vario titolo Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, Mirko Coratti, che al momento dell’arresto era presidente dell’Assemblea Capitolina, Andrea Tassone, presidente del Municipio di Ostia. Ed ancora il consigliere comunale Giovanni Tredicine e Luca Odevaine (gestore dell’accoglienza ai migranti). Insieme a loro, altre figure più o meno di rilievo della macchina amministrativa romana. Pesati le condanne in primo grado: 20 anni a Carminati e 19 a Buzzi, considerati i due boss dell’organizzazione. Poco più leggere quelle emesse in secondo grado, ma la pronuncia della Cassazione modifica tutto: dovrà essere ripetuto il processo di appello, che ridefinirà buona parte delle sentenze emesse. Tra cui quelle relative a Carminati e a Buzzi.

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