Dopo due mesi, che cosa sappiamo del Coronavirus e come combatterlo

Dopo più di due mesi dall’inizio dell’epidemia da Covid-19, è tempo di approfondimenti sul nuovo coronavirus che spaventa il mondo.

Tutto quello che sappiamo e che ci fanno sapere sul Coronavirus. Sta circolando nel mondo da almeno due mesi, ma sono ancora poche le certezze, anche se ci sono. Le domande sul coronavirus SarsCoV2 non hanno tutte le risposte che servirebbero e restano ancora aperte, come quelle relative alla sua capacità di diffondersi e alla letalità, i punti vulnerabili nel momento in cui è disperso nell’ambiente e i tempi di incubazione. “Al momento la stima in 2,3 è calibrata sui pazienti di Wuhan”, la città cinese epicentro dell’epidemia, e si ritiene che “fuori dalla Cina sia inferiore all’1%, osserva Giorgio Palù, ordinario di Microbiologia e Virologia dell’ Università di Padova. All’origine dei numeri variabili c’è la stima dei portatori asintomatici del virus. “Sicuramente – ha rilevato – è un virus molto diffusibile e probabilmente comparso un po’ prima di quanto si pensi”.  Difficile anche calcolare il tasso di letalità perchè si riscontrano gli stessi dubbi che si incontrano nel calcolare la diffusione. In generale si può dire che sia molto meno letale della pandemia del 2009 e che può dare conseguenze gravi nel 20% dei casi; fra questi ultimi almeno il 50% riguarda persone anziane o con infezioni gravi.

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Coronavirus: i tempi di incubazione

Si è sempre parlato di 14 giorni, anche se “ci sono dati controversi”, rileva Palù. Sappiamo che l’arma che permette al virus di diffondersi con tanta efficienza è il recettore Ace2, che si trova sulla sua superficie: una chiave molecolare che il virus usa per entrare nelle cellule dell’apparato respiratorio umano, infettandole. Si ritiene che nel nuovo coronavirus il recettore sia dieci volte più efficiente rispetto a quello della Sars. Grazie ad Ace2, il virus riesce piano piano a raggiungere le basse vie respiratorie ed è per questo che è possibile che “una persona con l’infezione non abbia sintomi per un certo periodo, in media da uno a  1 a 14 giorni, ma possa essere anche più lungo”.

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“Come ogni virus, anche il coronavirus SarsCoV2 si inattiva alla temperatura di 37 gradi; è inoltre sensibile – spiega Palù – a saponi, detergenti e disinfettanti, come alla radiazione solare. Resiste invece molto bene al freddo, anche a temperature sotto lo zero”. Poi c’è l’incognita di alcuni casi che da negativi si trasformano in positivi. E’ un caso segnalato dalla Cina e la spiegazione più semplice dipende dal modo in cui è stato eseguito il tampone con cui viene prelevato il materiale biologico da utilizzare per il test. “Bisogna considerare, spiega l’esperto, il tipo di campione prelevato, trattamento, il modo in cui è stato conservato, la presenza di fattori che possano avere interferito durante il test, una bassa presenza di particelle di virus nel campione”.