Coronavirus, i ricercatori del Sacco isolano il ceppo italiano

É la prima buona notizia sulla strada per trovare un vaccino o una cura nei confronti del virus.

Il padiglione degli Inffettivi, ospedale Sacco di Milano

Uno staff stellare

Milano scopre di amare il Sacco e il suo padiglione meno amato, quelli degli infettivi che di fatto è inaccessibile da venerdì scorso quando il primo ricoverato è stato accolto in isolamento. Piccoli staff che lavorano ininterrottamente da giorni, senza tornare a casa, quasi senza dormire e mangiando quello che capita quando capita. Oggi uno di questi piccoli staff ha annunciato di avere isolato il ceppo italiano del virus.

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“Una buona notizia”

Lo ha annunciato il direttore dell’istituto di scienze biomediche Massimo Galli:“Da qui potremo continuare nuovi esperimenti per capire come si comporta il virus, come si evolve e come si difende cercando un modo per neutralizzarlo e per creare un vaccino”. Si tratta del primo punto che il dotto Bruce Aylward, il capo missione dell’OMS in Cina, aveva chiesto ai laboratori di tutto il mondo che stanno lavorando sui vari ceppi: “Isolatelo e studiatelo dettagliatamente, è come avere individuato il colpevole sulla scena del delitto. Il colpevole prima o poi parlerà”.

Sacco notte e giorno

L’ospedale Sacco è una realtà davvero particolare: da domenica il reparto infettivi è off limits, i parenti non possono entrare ma chi ci lavora non ne esce praticamente mai. Del dottor Galli, la cui presenza sui media è stata minima, si sa solo che dopo che è è uscito di casa domenica sera è andato a Codogno per un tampone, è tornato in ospedale, e non ne è più uscito.

Un lavoro incessante

Il lavoro sul coronavirus procede da giorni… lo staff che ha isolato il ceppo italiano è coordinato dalla professoressa Claudia Balotta ed è costituito dalle ricercatrici Alessia Loi, Annalisa Bergna e Arianna Gabrieli (precarie) insieme al collega polacco Maciej Tarkowski e al professor Gianguglielmo Zehender. Persone che in questo momento si stanno dedicando anima e corpo a questa ricerca.

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La solidarietà dei milanesi

Dalla reception dell’ospedale, a Roserio, passano spesso milanesi che negli ultimi giorni hanno lasciato pensieri affettuosi per i ricercatori e gli operatori che dormono un paio d’ore sulla poltrona per poi riprendere il lavoro. Torte, qualche sandwich, anche solo biglietti di incoraggiamento. Della vita all’interno dei laboratori aveva pubblicato alcuni scatti la dottoressa, Maria Rita Gismondo direttrice del laboratorio, che aveva parlato di un lavoro frenetico e snervante entrando poi in vivace polemica con il professor Roberto Burioni.