Coronavirus, la terapia intensiva non è solo per vecchi

I soggetti sotto i 50 anni non sono immuni dal coronavirus: tutto dipende dai sintomi. “Per uscire dalla terapia intensiva occorrono 20 giorni”, dichiara la dottoressa Mascheroni.

terapia intensiva

Le ultime notizie in tema Coronavirus sono dominate soprattutto dalle nuove misure prese dal Governo. Il Consiglio dei Ministri ha decretato l’ampiamento della zona rossa a tutto il territorio nazionale, con misure restrittive per cercare di ridurre la diffusione del virus. Ma nel frattempo negli ospedali si continua a lottare con le centinaia di casi di pazienti ricoverati. In particolare, sono i reparti di terapia intensiva a lottare contro il tempo, per cercare di curare al meglio e più velocemente possibile le tante persone finite in reparto.

A prendere la parola in tal senso è stata Cristina Mascheroni. Si tratta del presidente regionale dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri. La Mascheroni ha reso noti alcuni dati relativi alle fasce di età delle persone ricoverate in Italia nei reparti di terapia intensiva. “Il 35% delle persone ricoverate in terapia intensiva ha meno di 65 anni. La maggior parte di questi ha tra i 50 e i 64 anni, sono persone in forma che non hanno un fisico debilitato. Tuttavia vanno intubati, a causa del coronavirus e dei problemi polmonari che esso provoca“.

La questione non è mai stata troppo affrontata – prosegue la Mascheroni – ma è sempre stata la stessa. Non dimentichiamo che il cosiddetto ‘paziente 1’ soccorso a Codogno ha 38 anni ed è un giovane sportivo che aveva appena fatto una maratona, quindi una persona sana“. Dunque il dirigente fa capire che il Coronavirus non guarda in faccia nessuno, neanche i giovani che erano considerati una “specie protetta“. E dunque i giovani possono tranquillamente avere dei sintomi tali da dover ricorrere al ricovero nei reparti di terapia intensiva.

Il lavoro nei reparti di terapia intensiva prosegue in maniera frenetica – meteoweek.com

In terapia intensiva prosegue la lotta

Questo concetto viene ribadito con forza dalla dottoressa Mascheroni. “Fin dall’inizio questo virus ha colpito anche i 40enni e i 50enni. Non si è mai puntato troppo l’attenzione su questo fatto perché la maggior parte degli ammalati sono anziani e muoiono solo quelli con comorbidità, quelli cioè affetti da più patologie. Una circostanza che, però, non esclude che il giovane senza nessuna malattia associata possa essere colpito“. Tanto che, come rende noto l’Istituto superiore di Sanità, “l’1,4% dei contagiati ha meno di 19 anni, il 22,0% è nella fascia 19-50, il 37,4% tra 51 e 70 e il 39,2% ha più di 70 anni“.

Ma la domanda che ci si pone è sempre la stessa: quanto tempo servirà per guarire i pazienti in terapia intensiva? Mascheroni risponde così: “È presto a oggi di circa 400 ricoverati negli ospedali lombardi dall’inizio dell’emergenza, il 20 febbraio, sono state estubate al massimo un paio di persone: di certo solo il ‘paziente 1’ e una donna ricoverata nei primissimi giorni. Il ricovero di questo quadro polmonare è di circa tre settimane e stiamo arrivando adesso alla fine della terza. E ciò non vuol dire che non si arriverà anche alla quarta. E parliamo solo di chi sopravvive, perché i pazienti con comorbidità sono morti“.