Coronavirus. A Torino le Officine Grandi Riparazioni diventano ospedali?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:53

Secondo il progetto della sanità piemontese, la cosiddetta “Sala grande Fucine” si presta a ospitare centinaia di posti letto. I primi accertamenti sono già cominciati.

Trasformare le Ogr in presidio sanitario per far fronte al Coronavirus. E’ il progetto che sta maturando nella sanità regionale del Piemonte. A interessarsi all’iniziativa sono l’Unità di Crisi e la Protezione civile. I primi accertamenti sono già cominciati. L’ex complesso delle Ogr-officine grandi riparazioni è stato riconvertito anni fa in polo culturale. Uno spazio considerato particolarmente interessante e utile, è la cosiddetta “Sala grande Fucine”, che si presta a ospitare centinaia di posti letto.

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Le Officine Grandi Riparazioni, maestoso complesso industriale di fine Ottocento nel cuore di Torino, sono state protagoniste della crescita della città per circa un secolo. A seguito della chiusura, avvenuta nei primi anni 90, l’abbandono e il degrado portavano a prevederne la demolizione, poi scongiurata. Nel 2013 la Fondazione CRT ha acquistato l’edificio di circa 20.000 mq e 16 m di altezza, gli uffici e le aree scoperte e, tramite la Società OGR-CRT, ne ha avviato la riqualificazione. Sono stati mille i giorni di cantiere necessari a restituire alla città il nuovo cuore pulsante della creatività, della cultura e dello spettacolo con uno sguardo verso il mondo. E cento milioni di euro investiti dalla Fondazione CRT per la rinascita della “cattedrale” della storia industriale di Torino. Soluzioni ad alto contenuto tecnologico, sostenibilità ambientale, salvaguardia del valore storico, flessibilità degli spazi, accessibilità for all, sono i principi ispiratori del grande intervento di ristrutturazione e recupero delle OGR: da ex Officine per la riparazione dei treni a nuove Officine della cultura contemporanea, dell’innovazione e dell’accelerazione d’impresa a vocazione internazionale. Ora una parte potrebbe diventare zona sanitaria contro il coronavirus.