Coronavirus: ora dobbiamo avere il coraggio di scegliere: contagio o fame

Articolo di opinione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:23

Mentre la pandemia devasta la popolazione, bisogna ragionare sulla possibilità dell’immunità di gregge proposta dal primo ministro Britannico Boris Johnson. Il bivio è contagio o fame.

Oggi, il Covid-19 sta mettendo alla prova il nostro esecutivo, e tutte le nostre istituzioni. Il modo in cui l’Italia e gli altri governi del mondo gestiranno questa crisi influenzerà i futuri modelli di governance e le relazioni stato-società. In tutto il mondo, le reazioni sono cambiate: la Cina inizialmente è stata l’epicentro della diffusione del virus mortale, che a posteriori, riesaminando i numeri e facendo valutazioni più ampie, tanto fallimentari non sono state. Solo in Lombardia si contano il doppio dei morti di tutta la Cina ed ancora non è finita, purtroppo.

Al 27 marzo difatti la regione lombarda conta 5.402 morti contro i 3.174 della Cina che conta miliardi di abitanti. E se consideriamo tutta l’Italia i morti contano un numero tre volte di quello cinese. La dittatura di Xi Jinping ha avuto la prontezza ed è riuscita grazie alla sua forza economica ed il suo braccio duro nel far rispettare le regole, a debellare questo virus e nello stesso tempo galoppare, senza rallentare l’economia.

Evitare il contagio o patire la fame? L’Italia, nonostante abbia uno dei sistemi sanitari pubblici più avanzati al mondo, sta faticando a contenere la pandemia. La fortuna, se così vogliamo definirla, è che la regione più colpita è anche modello di efficienza e professionalità nella Sanità Pubblica. La quarantena imposta dal governo e da tutti i 27 capi di Stato di Europa  pone faccia a faccia con una domanda severa: è meglio imporre la quarantena ad oltranza e patire la fame, oppure rischiare il contagio ma evitarla? Per chi come me non ha patito la guerra, sembra una situazione surreale, ma è quella che stiamo vivendo. E le avvisaglie della fame non sono lontane: “Abbiamo i soldi per pagare le pensioni fino al momento in cui è stato sospeso il pagamento dei contributi. Fino a maggio non c’è un problema di liquidità, anche perché possiamo accedere a un tesoretto che è il Fondo di tesoreria dello Stato. Immagino che ad aprile ci sarà un altro decreto che dovrà dire cosa succederà alla sospensione dei contributi”. Questo è quello che è stato dichiarato da Pasquale Tridico, presidente INPS, forse con uno stile comunicativo un po’ avventato, ma che esprime una realtà amara: la situazione finanziaria nelle casse dello Stato si stanno esaurendo. Ed oltre alle pensioni, i problemi a questo punto saranno degli stipendi pubblici, della cassa integrazione, del reddito di cittadinanza ed altre indennità.

L’immunità di gregge potrebbe essere ancora la chiave nella lotta contro il coronavirus

Si profila a breve un enorme costo umano: alla fine le persone usciranno di casa per disperazione comunque: vogliamo veramente assistere a certe scene come nel video girato a Bari, dove inizia la disperazione ?

 

 

Arrestato il numero dei contagi ed una volta che le persone iniziano a lavorare e muoversi liberamente, l’epidemia potrebbe riprendersi da dove era stata interrotta. Il distanziamento sociale non impedisce una catastrofe, ma semplicemente guadagna tempo mentre ci prepariamo e preghiamo per un cambio di strategia. Alcuni hanno suggerito che l’utilizzo di tale ritardo per aumentare la capacità del supporto sanitario (ad esempio approvvigionamento di ventilatori) nelle unità di terapia intensiva potrebbe aiutare. Purtroppo, i dati preliminari (e limitati) che ci vengono proposti dall’ISS o dal Governo attraverso la Protezione Civile, non suggeriscono un modello per cui percorrere una strategia. Quante persone escono guarite una volta intubate? Siamo sicuri che “più ventilatori” significa più guariti nei grandi numeri? In Italia, guardando i del 27 marzo, in cui ci sono circa 3.500 persone in terapia intensiva a fronte di una forza di 8.500 macchine, ci sono comunque stati mille morti. E anche il numero dei guariti lascia più di qualche perplessità: sono davvero fuori pericolo, avranno delle ricadute e, sopratutto, potranno ammalarsi con la stessa virulenza?

Il Professor Luciano Gattinoni intervenuto a Quarto Grado (vedi l’intervista completa) ha dichiarato che “non è vero che un paziente è salvo fin tanto che rimane attaccato al ventilatore” – ed aggiunge – il respiratore non è altro che uno strumento meccanico che prende la funzione dei muscoli respiratori, non del polmone. Siccome (con il covid19 ndr) i nostri polmoni lacerandosi diventano molto pesanti, i nostri muscoli non riescono a respirare sufficientemente, il respiratore dà questa forza ed in aggiunta“. In altre parole l’intervento dei medici ed il supporto meccanico non garantisce affatto la sopravvivenza.

(Photo by FABRICE COFFRINI / AFP) (Photo by FABRICE COFFRINI/AFP via Getty Images)

Ipotesi Vaccino : false speranze

Infine, esiste la possibilità di sviluppare un vaccino. La speranza più ottimista, per come si è pronunciato oggi l’OMS è per un vaccino Covid-19 in 12-18 mesi. Concediamo, con cautela, che ciò è possibile. Siamo disposti a soffrire per un anno o più di isolamento sociale, disoccupazione di massa e potenziale depressione economica in attesa che emerga un vaccino? Non credo che dovremo farlo. Credo che il profilo di mortalità  unico di Covid-19 potrebbe essere sfruttato per ottenere l’immunità di gregge in modo controllato e strategico.

Matteo Renzi: “Riapriamo o moriamo di fame”.

Anche questa mattina il leader di Italia Viva, Matteo Renzi è allineato sullo stesso discorso. Renzi è convinto che il virus sarà qualcosa con cui dovremo convivere: “Sono tre settimane che l’Italia è chiusa e c’è gente che non ce la fa più. Non ha più soldi, non ha più da mangiare. L’Italia non può stare ibernata per un altro mese perché così si accende la rivolta sociale. I balconi presto si trasformeranno in forconi; i canti di speranza, in proteste disperate. E per questo che le istituzioni devono agire senza perdere nemmeno un giorno. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le messe. Sì, non ci scambieremo il segno della pace ma torneremo a messa o almeno a fare l’adorazione insieme“.