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Coronavirus, c’è un nuovo alleato per combatterlo e sconfiggerlo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:18
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Nella battaglia contro il coronavirus scende in campo anche l’astrofisica: i laboratori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica mettono a disposizione strumenti e competenze.

Per sconfiggere il nemico, ogni arma ed ogni alleato può essere fondamentale. In Italia scende in campo l’astrofisica: i laboratori e le officine dell’Istituto nazionale di astrofisica, specializzati nello sviluppo di sofisticata strumentazione per osservazioni astronomiche da terra e dallo spazio, hanno deciso di mettere in campo apparati tecnologici e competenze professionali.  L’ Inaf ritiene infatti rilevante un modello di ricerca, appena iniziata con il Dipartimento di fisiopatologia medico-chirurgica e trapianti dell’Università di Milano, per studiare gli effetti di disinfezione sul virus Sars-Cov2 da parte della luce Uv a diverse lunghezze d’onda: anche quelle emesse dal sole. Disinfettare materiali, superfici, ambienti in modo sicuro, essendo certi di eliminare le tracce del coronavirus. Una possibilità che ha importanti implicazioni tecnologiche ed epidemiologiche.

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“Il personale del Dipartimento è attivo all’interno dell’Ospedale Policlinico ed è dunque in prima linea nella battaglia contro il coronavirus, commenta il professor Mario Clerici dell’Università di Milano, sottolineando le opportunità legate “alla possibilità di uccidere il virus su strumenti medicali con semplici presidi fisici potrebbe essere di estrema utilità”. Anche il presidente dell’Inaf, Nichi D’Amico, sembra certo delle possibilità di successo delle ricerche in corso: “Eravamo certi che sarebbero emerse attrezzature e competenze utili alla causa, perché nel circuito dell’astrofisica moderna si studiano e si utilizzano tecnologie di punta in varie aree dello sviluppo tecnologico, con una forte valenza interdisciplinare”. E’ un fatto che la comunità tecnologica dell’Inaf diffusa sul territorio, da Milano a Palermo, si sia messa immediatamente a disposizione con idee e servizi, dall’uso immediato di stampanti 3D dei propri laboratori per fabbricare raccordi di emergenza per apparati di ventilazione, allo sviluppo di app per la telemedicina.

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Tra le ricerche in corso, da menzionare anche lo sviluppo di sistemi innovativi di monitoraggio e diagnostica di persone potenzialmente infette basati su sistemi già utilizzati in ambito astronomico e spaziale. “Sono veramente soddisfatto della reattività dei nostri ricercatori – conclude D’Amico – e della disponibilità di infrastrutture e competenze adatte a fronteggiare il problema, in diverse sedi del nostro istituto, da nord a sud, e in una molteplicità di applicazioni”.