Plasma dei guariti per sconfiggere il Coronavirus: potenzialità e limiti

L’infusione di plasma dei soggetti guariti, ricco di anticorpi, potrebbe essere una terapia efficace per sconfiggere il Coronavirus, ma la sua applicazione ha anche dei limiti.

Plasma dei guariti per sconfiggere il Coronavirus- potenzialità e limiti (Getty) - meteoweek.com
Plasma dei guariti per sconfiggere il Coronavirus- potenzialità e limiti (Getty) – meteoweek.com

Gli esperti hanno dichiarato che il plasma dei guariti per curare il Coronaviorus è una terapia promettente ma allo stesso tempo complicata ed estremamente costosa. Già in uso da decenni per il trattamento di diverse patologie, l’infusione di plasma, ricco di anticorpi, è stata approvata per trattare i pazienti affetti da Covid-19 e per curare l’infezione provocata dal virus.

In periodo di emergenza, le autorità sanitarie possono acconsentire all’uso compassionevole e all’impiego di farmaci al di fuori delle condizioni autorizzate (off label) e attivare dei protocolli di terapia che utilizzano principi attivi ancora in fase di sperimentazione o normalmente usati per altre malattie. Ed è proprio ciò che sta accadendo con i farmaci in uso per il trattamento dell’Aids, dell’Ebola, dell’artrite reumatoide, della malaria e di altre patologie, a volte con dei risultati contrastanti. Certo è che in assenza di una cura specifica non è possibile fare altro che sperimentare. Ma i medici al momento hanno a disposizione anche una terapia di lungo corso, testata da decenni: la plasmaterapia. Tale terapia prevede il trattamento dei pazienti affetti da Covid-19 attraverso l’infusione di plasma di guariti, ricchi di anticorpi in grado di sconfiggere gli agenti patogeni ed è stata approvata dall’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Al momento i risultati sono ottimi ma la plasmaterapia ha anche dei limiti che devono assolutamente essere considerati.

Il primo e più importante limite all’uso della terapia è la disponibilità del plasma, la parte liquida del sangue, che si ottiene con la separazione della parte corpuscolare, cioè i globuli rossi. In Italia, infatti, il numero dei pazienti guariti è ancora esiguo per poter ricavare abbastanza plasma da infondere e inoltre non tutti i guariti sono idonei a donare, oltre all’evidenza che la donazione resta un atto volontario. Da ciò si deduce che la reperibilità della risorsa è incerta, tanto che l’ospedale San Matteo di Pavia, capofila della plasmaterapia in Italia, ha proposto di creare una “banca del plasma”, cui potersi rivolgere nel caso di una nuova ondata di contagi nel prossimo autunno.

Walter Ricciardi, rappresentante italiano del Consiglio dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e consigliere del Ministro della Salute Speranza, ha dichiarato che la plasmaterapia è un metodo “molto sofisticato, che bisogna saper fare e che richiede grandi tecnologie, oltre ad essere costoso e complesso“. Le procedure di estrazione e purificazione, infatti, sono laboriose e richiedono esperienza e precisione. Inoltre i risultati sono ancora troppo pochi per poter affermare una totale efficacia della terapia. Inoltre non esiste un’evidenza sugli anticorpi dei guariti che determini la certezza di un effetto protettivo e della durata della copertura, la terapia prevede comunque l’utilizzo contemporaneo di altri farmaci e le infusioni potrebbero innescare “patologie immuno-mediate”.

Essendo, poi, il plasma un fluido corporeo, potrebbe contenere anche altri agenti infettivi, che potrebbero provocare epatiti o altre patologie. I metodi odierni di purificazione del plasma sono di certo più sofisticati del passato, ma la garanzia non è totale. Proprio per evitare la trasmissione di altre malattie, potrebbero essere usati anticorpi semi-sintetici, più conosciuti come anticorpi monoclonali. Una recente ricerca olandese ne ha scoperto uno, il 47D11, che sarebbe capace di sconfiggere il Covid-19 in provetta. Nel caso in cui questo anticorpo monoclonale dovesse superare i test clinici e dovesse risultare efficace e sicuro, potrebbe permettere di andare oltre i limiti della plasmaterapia, che deve comunque essere considerata “un trattamento provvisorio”, perché fa uso di immunoglobuline che si degradano dopo l’infusione e quindi solo per un’azione immediata.