Il costo del Covid: rischio aumento 20% su prezzi ristorazione e turismo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:10

Il Codacons calcola quale sarà il costo del Covid sul turismo, e quindi anche sulle tasche degli italiani. A causa del distanziamento degli ombrelloni e degli ingressi contingentati in ristoranti e locali pubblici, si stima un aumento dei prezzi tra il 18% e il 20% rispetto all’anno scorso. 

vacanze

Riparte la stagione balneare, il 3 giugno riapre la mobilità interregionale, ma forse gli italiani non avranno i mezzi adeguati per approfittarne. Stando a un’indagine di Facile.it, mUp research e Norstat, oltre la metà degli italiani quest’estate non andrà in vacanza. Circa il 90,2% di chi si concederà un viaggio, tra l’altro, lo farà all’interno dei confini nazionali. Insomma, le frontiere riaprono ma i portafogli, nel frattempo, si sono svuotati. E la situazione potrebbe peggiorare. Il rispetto del distanziamento sociale, degli ingressi contingentati e i costi di sanificazione dei locali potrebbero decretare un aumento dei prezzi esponenziale. Il rischio, abbastanza tangibile, è che i lavoratori nel settore aumenteranno i prezzi per recuperare: perdite, aumento dei costi e riduzione della clientela.

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Più nello specifico, secondo il Codacons le vacanze costeranno dal 18% al 20% in più. L’associazione di tutela dei consumatori. Rientreranno in questo aumento dei prezzi numerosi servizi: noleggio di sdraio, lettini, ombrelloni, parcheggi auto, cibi, bevande e tutti i servizi offerti dagli stabilimenti balneari. Lo scenario dell’estate 2020 deve necessariamente fare i conti con un aumento dei costi che grava sugli appartenenti al settore del turismo. Dall’altro lato, a peggiorare la situazione, una diluizione della clientela. Soprattutto se si pensa a quella proveniente dall’estero, che dovrà sottostare a ingressi contingentati negli aerei e a una parziale apertura delle frontiere. Così, una vacanza di 10 giorni arriverebbe a costare complessivamente tra il 18% e il 20% in più rispetto allo scorso anno. Una percentuale che, tra l’altro, tiene conto del bonus vacanze, il contributo statale da 500 euro per le famiglie composte da 3 o più soggetti, 300 per le famiglie di due persone e 150 per le famiglie mononucleari. Dal Codacons spiegano, poi, che l’aumento riguarderà anche ristoranti e trasporti, non solo gli stabilimenti balneari: “A parte il fatto che dal bonus è escluso chi prenota attraverso le piattaforme online, e si tratta della maggior parte dei clienti, il bonus è più che compensato dai rincari dell’8% che stimiamo nelle strutture ricettive. A ciò si aggiunge un +9% stimato nei ristoranti, + 15% del trasporto aereo e +12% di traghetti e navi. Senza contare che sappiamo con assoluta certezza che gli stabilimenti balneari aumenteranno i prezzi”.

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(Foto di Tiziana Fabi, da Getty Images)

Anche l’Unione nazionale consumatori calcola un aumento dei prezzi, anche se è più ottimista. Secondo l’Unione i prezzi aumenteranno del 10%. Il presidente Massimiliano Dona ha affermato: “Il rischio è che i maggiori costi di gestione legati al Covid, come le spese di sanificazione, i mancati guadagni durante il lockdown e i minori ricavi dovuti al distanziamento sociale, siano trasferiti sui futuri clienti. Sarebbe un errore, considerato che anche le famiglie attraversano un momento di difficoltà e che, quindi, andrebbero invogliate a spendere con sconti, non certo con rialzi dei prezzi, per quanto giustificati. Se questo, malauguratamente, avvenisse, la spesa media giornaliera pro capite per una vacanza trascorsa in Italia, in esercizi ricettivi (alberghieri e extra-alberghieri), per il trimestre luglio settembre, stimiamo possa passare da 74 ad 81 euro, con un rialzo di 7 euro al giorno e un incremento percentuale di circa il 9,5%. La spesa media giornaliera pro capite per una vacanza trascorsa in esercizi alberghieri, per il trimestre luglio settembre, stimiamo possa passare da 97 ad 107 euro, con un rialzo di 10 euro al giorno e un incremento percentuale del 10,3%“. Insomma, stesse ipotesi del Codacons, stesse motivazioni, cambiano solo i numeri.

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Per Sib Confcommercio, è necessaria una riduzione fiscale per mantenere i prezzi inalterati. Antonio Capacchione, presidente della Sib (Sindacato italiano balneari) Confcommercio: spiega: “La linea è quella di non aumentare i prezzi ma bisogna essere realisti. Dobbiamo fare i conti da un lato con una domanda internazionale assente e una domanda interna che si dimezzerà nel migliore dei casi; e dall’altro con incassi in calo verticale a causa del ridotto numero di postazioni in spiaggia e dei maggiori costi di sanificazione e di personale. A ciò si aggiungono costi inalterati sul fronte dei canoni demaniali, dell’Iva e delle tasse locali. Per questo senza una riduzione fiscale gli aumenti dei prezzi saranno inevitabili”. In sostanza, bene il bonus vacanze, ma la ricetta per placare l’aumento dei costi sarebbe un’altra.