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La Georgia dichiara lo stato di emergenza dopo le proteste anti-razziste

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:32
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Il governatore della Georgia Brian Kemp ha richiesto anche l’intervento della Guardia Nazionale. E il sindaco di Atlanta parla di ben 75 sparatorie negli ultimi giorni.

proteste george floyd georgia

Le proteste inscenate per far sentire la propria voce nella lotta contro il razzismo sono senza dubbio nobili, per la causa per cui nascono. Ma molto spesso, purtroppo, questo genere di proteste è sfociato nella violenza ingiustificata, sia da parte di chi le mette in atto che da chi cerca di reprimerle. E nel caso della Georgia, ci si è resi conto molto presto che la misura sarebbe diventata colma sul piano della violenza e delle conseguenze delle proteste. Tanto che il governatore dello Stato Brian Kemp ha deciso di prendere dei seri provvedimenti.

È di queste ore la notizia che riguarda la dichiarazione dello stato di emergenza, da parte del governatore della Georgia. Questa decisione arriva al termine di diverse settimane di scontri e di animi particolarmente accesi. Ricordiamo che la Georgia, e in particolare la città di Atlanta, è stata uno dei centri nevralgici delle proteste che hanno fatto seguito alla morte di George Floyd. Il movimento anti-razzista ha fatto sentire in maniera prepotente la propria voce, anche se spesso la protesta è diventata immotivatamente violenta.

Scontri tra polizia e manifestanti – meteoweek.com

E in quelle che il governatore Kemp ha definito “settimane in cui è drammaticamente aumentato il crimine violento e la distruzione di proprietà nella città di Atlanta”, le cose sono andate malissimo. Stando alle stime rese note dal capo della Georgia, infatti, oltre 30 persone sono rimaste ferite durante gli scontri nati proprio nel corso delle proteste degli ultimi giorni. Un fine settimana particolarmente violento, che ha portato anche alla morte di una bambina di 8 anni, rimasta uccisa mentre era in macchina con la madre. Si tratta di una delle due persone morte ad Atlanta nel weekend.

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Il sindaco di Atlanta, Keisha Lance Bottoms, ha aggiunto la propria voce al coro di dissenso. “Abbiamo avuto oltre 75 sparatorie in città nelle ultime settimane – ha dichiarato – . Per questi episodi e per le due morti non si può dare la colpa al dipartimento di polizia di Atlanta”. Tra le altre cose, il governatore della Georgia ha richiesto anche l’intervento della Guardia Nazionale per reprimere gli scontri più violenti. La Bottoms ha fatto capire che “questa illegalità deve essere fermata e l’ordine ripristinato nella nostra capitale”.