Di Maio e quel desiderio di creare un partito dei moderati

Di Maio e quel desiderio di creare un partito dei moderati. I tempi in cui incontrava i gilet gialli in Francia sono ormai lontani

Di Maio e quel desiderio di creare un partito dei moderati
Di Maio e quel desiderio di creare un partito dei moderati (GettyImages)

Voglio fare un partito dei moderati“, ripete il ministro degli Esteri Luigi Di Maio da diverse settimane, portando avanti un’opera di riposizionamento che ormai lo rende lontano da quel vicepremier gialloverde che lo scorso anno incontrava in Francia i gilet gialli con Alessandro Di Battista. Ora si interfaccia, invece, con Mario Draghi, incontrato segretamente qualche settimana fa e parlando del quale in un colloquio col Foglio ha detto di avergli “fatto un’ottima impressione” o Angela Merkel, incontrata alla Conferenza di Berlino e che gli avrebbe detto:”Di Maio, ho sentito parlare bene di lei, mi parlano bene del suo lavoro“.

Ma ora, l’obiettivo di Di Maio è appunto quello di costruire un “partito dei moderati“. L’intento sarebbe quello di trasformare il suo partito in una forza in grado di attrarre elettorato che attualmente è conteso da Berlusconi, Renzi, Calenda, Pd. A quanto pare con Davide Casaleggio e Di Battista il dialogo è a zero, mentre lo supporta la maggior parte dei maggiorenti pentastellati. Gli resterebbero da “scansare” il premier Conte e Beppe Grillo, che a seconda del momento sono alleati oppure avversari. E questo con dinamiche impercettibili e un po’ incomprensibili, proprio come avveniva nella geopolitica di correnti sempre in movimento quali la vecchia Democrazia Cristiana. La stessa Lilli Gruber in un colloquio gli chiese: “In molti la dipingono come un perfetto democristiano. Le dispiace?“. E lui:”Dipende a quale tipo di democristiano si riferiscono. Se mi danno del Cirino Pomicino, sarebbe offensivo”. “E se le dessero del De Gasperi?“, incalzò la giornalista. “Non ne sarei degno“, rispose, “ma sarebbe un complimento“. 

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Ed è proprio la pseudo ambizione degasperiana ad averlo portato ultimamente a mischiare senso di mediazione, europeismo e disposizione a scendere a compromessi. Per quel che concerne la revoca alla concessione autostradale ai Benetton, tra i suoi compagni, è quello che si è fatto sentire meno mentre sul Mes invece è quello che si è fatto sentire di più a Palazzo Chigi. Secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, in colloqui privati delle ultime ore il ministro degli Esteri si sarebbe lasciato sfuggire un “sì alla revoca di Autostrade e sì al Mes” come proposta di eventuale soluzione. Questo farebbe contenti grillini e Pd. Nel frattempo, della vecchia amicizia non resta praticamente niente. Ultimamente, conscio del legame che il Pd ha stretto con il premier Conte, Di Maio preferisce colloqui moderati, come quello con Matteo Renzi, con cui ha instaurato un buon rapporto consolidato dall’intesa in vista di una legge elettorale proporzionale.

Si sente spesso anche con Gianni Letta, che di lui avrebbe detto davanti a Berlusconi:”Mi sa che su Di Maio ci eravamo sbagliati. Quel ragazzo è davvero in gamba”. Di sicuro divenire protagonista di un percorso che lo vede in mezzo a triangolazioni non è semplice. Tuttavia i suoi amici dicono che sa scegliere con cura le persone con cui interloquire e consigliarsi. Tra questi Ugo Zampetti, incontrato quando uno era vicepresidente della Camera mentre l’altro segretario generale di Montecitorio. Forse oggi i contatti si sono intensificati dato che il primo è ministro degli Esteri e l’altro di stanza al Quirinale.