Sei mesi dopo il Covid, il Lodigiano torna a tremare per la Febbre del Nilo

Cinque persone avrebbero contratto in provincia di Lodi questa malattia. La Febbre del Nilo si manifesta soprattutto con sintomi come febbre alta e stato confusionale.

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La provincia di Lodi ha già sofferto tantissimo in questo 2020. Proprio da qui, in particolare da comuni come Codogno e Casalpusterlengo, ha avuto inizio, in un certo senso, l’epidemia di Coronavirus nel nostro Paese. Ma a quanto pare, nel Lodigiano non si è ancora sofferto abbastanza in questo anno nefasto. Da qualche giorno, infatti, a Lodi e provincia, si torna a tremare per una nuova malattia esotica che ha fatto capolino. Si chiama Febbre del Nilo, meglio nota in giro per il mondo anche con l’acronimo WND, ovvero West Nile Disease.

Si tratta di una malattia provocata dal virus West Nile, ovvero un patogeno della famiglia dei Flaviviridae. La prima comparsa della Febbre del Nilo è avvenuta oltre settanta anni fa in Uganda, ma a quanto pare è iniziata a circolare anche in Italia. In particolare in provincia di Lodi, dove si sono registrati in questi ultimi giorni cinque casi accertati. Le persone che hanno contratto le Febbre del Nilo sono state ricoverate nel reparto di neurologia dell’ospedale di Lodi, e in rianimazione nell’area medica dell’Ospedale Maggiore.

Ricordiamo che la Febbre del Nilo presenta sintomi come febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati e sfoghi cutanei. Questi sintomi possono durare pochi giorni e, in casi molto rari, anche qualche settimana. Il periodo di incubazione, dal momento della puntura della zanzara infetta, oscilla tra due e tre settimane, a seconda del deficit del sistema immunitario. Quanto ai cinque casi che si sono verificati in provincia di Lodi, l’ultimo risale a ieri pomeriggio e riguarda una donna di 50 anni, arrivata in ospedale con una meningite.

I contagiati sono ricoverati a Lodi – meteoweek.com

Ma ci sono stati altri casi di persone che hanno riscontrato, con sintomi diversi, la tanto temuta Febbre del Nilo. Come un uomo di 50 anni arrivato in reparto in gravi condizioni a causa di una mielite, ovvero un’infiammazione al midollo. Questo paziente si trova ora in riabilitazione. Un uomo di 72 anni, invece, è stato colpito da una meningo encefalite, tanto da finire addirittura in rianimazione per via di una complicazione. Per fortuna, nel giro di poche ore queste si sarebbero risolte, tanto da consentire il trasferimento in reparto.

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Il dottor Angelo Zilioli, primario del reparto di rianimazione all’ospedale Maggiore, ha fatto il punto della situazione. E lui stesso ha ammesso che i casi di contagio da Febbre del Nilo non erano del tutto imprevisti quest’anno. “L’anno scorso non abbiamo avuto casi – dichiara – . In genere, in questo periodo abbiamo sempre dei casi di West Nile. Nel 2015 ne abbiamo avuti 4 o 5. In alcuni casi la puntura della zanzara causa infezioni di poco conto, con evoluzioni positive, in altri, invece, provoca complicanze più severe“.