Charlie Hebdo ripubblica le vignette su Maometto, bersaglio dei terroristi islamici

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:14

 Il 7 gennaio 2015 i fratelli Chérif e Said Kouachi, francesi di origine algerina nati a Parigi, fecero irruzione nella redazione del giornale, al numero 10 di rue Nicolas-Appert, uccidendo 11 persone e poi un agente nel corso della fuga. Oggi la redazione riapre i battenti e«Tout ça pour ça» è il titolo della nuova copertina.

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Negli anni successivi all’attentato il giornale è stato oggetto di nuove minacce e la redazione diretta da Riss, rimasto ferito nell’attentato e succeduto a Charb che perse la vita, ha continuato a riunirsi con eccezionali misure di sicurezza. Nonostante tutto però eccoli qua: «Tout ça pour ça» è il titolo della nuova copertina di Charlie Hebdo, traducibile più o meno con «tutto questo per niente». Ovvero, un massacro con 12 vittime non è servito a metterci a tacere, noi ripartiamo. Sono gli 11 disegni pubblicati per la prima volta dal quotidiano danese Jyllands-Posten nel 2005, che mostrano il profeta Maometto con una bomba al posto del turbante. L’islam vieta qualsiasi immagine di Maometto, tanto più se satirica. Charlie Hebdo ha deciso di riprendersi la propria libertà di espressione e anche il diritto alla blasfemia, che ha coinvolto molte altre religioni. Il 10 e l’11 gennaio, pochi giorni dopo l’attentato, una folla enorme è scesa in piazza in tutte le città di Francia per proclamare «Je suis Charlie». Il tutto per sentirsi più vicini ai superstiti alle famiglie delle vittime e difendendo la libertà di stampa.

Charlie Hebdo: “Non ci avrete mai”

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“Non ci piegheremo mai. Non rinunceremo mai. L’odio che ci ha colpito è ancora qui e, dal 2015 a oggi, ha avuto il tempo di trasformarsi, cambiare aspetto per passare inosservato e proseguire senza fare rumore la sua crociata senza pietà”, afferma Riss. Dopo l’attentato nel 2015 molte persone ci avevano chiesto di ripubblicare. “Abbiamo sempre rifiutato, non perché sia proibito ma perché serviva una buona ragione per farlo, un motivo che avesse un senso e che aggiungesse qualcosa al dibattito”. In questa settimana di apertura del processo per gli attentati del 2015  riproporre quelle caricature ci è sembrato indispensabile e utile, anche per non dimenticare. Prima di oggi, l’ultima apparizione di Maometto nelle pagine di Charlie Hebdo risale al «numero dei superstiti», quello successivo alla strage: in copertina c’era il profeta dell’Islam che portava un cartello con la scritta «Je suis Charlie», sotto al titolo «Tutto è perdonato».