Migranti, Lamorgese: “Non possiamo bloccare i barchini affondandoli”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:19

La ministra dell’Interno Lamorgese interviene al Forum Ambrosetti a Cernobbio e dice la sua a proposito della questione migranti: “Una delle accuse che ci rivolgono è che non abbiamo bloccato gli sbarchi autonomi. Ma non possiamo bloccare i barchini affondandoli. Non devono partire”.

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La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese prende la parola al Forum Ambrosetti a Cernobbio e specifica: “Parliamo sempre di bloccare di sbarchi… Non devono partire. Ci sono sempre stati barchini e barconi. Una delle accuse è che non li abbiamo bloccati. Ma non possiamo bloccare i barchini affondandoli. Non devono partire, bisogna quindi lavorare con i Paesi di provenienza, come la Tunisia dove sono stata due volte a luglio ed agosto”. Ed è su questo che bisogna lavorare, anche perché, ricorda la ministra, “negli ultimi due mesi tutti i migranti sono arrivati con sbarchi autonomi, l’unico arrivo con una nave Ong è avvenuto la scorsa settimana ed ha riguardato 350 persone”. Insomma, la linea della ministra sembra chiara: gran parte degli sbarchi avviene in maniera autonoma, e la larga presenza di piccole imbarcazioni rende più difficile sorvegliare gli arrivi. Proprio per questo bisogna agire alla radice del fenomeno, sui Paesi di partenza, in particolare la Tunisia. E questo va fatto a piccoli ma solidi passi: “La sicurezza si persegue costruendo con tenacia, giorno dopo giorno, solide reti fondate sulla condivisione di obiettivi e interessi, non certo erigendo muri che non saranno mai abbastanza alti per proteggerci”.


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Per raggiungere questo scopo, secondo Lamorgese, è anche necessario astenersi dalle prese di posizione di parte, spesso dettate da forme di pregiudizio ideologico: “La sicurezza è uno degli argomenti più divisivi del nostro Paese dove si confrontano, spesso con toni aspri, visioni diverse, talora radicalmente contrapposte, spesso viziate da forme di pregiudizio ideologico che tendono immancabilmente a trascinare il tema nell’agone politico, privandolo, invece, di quella che è, a mio parere, la sua primaria sostanza: essere qualcosa che ha a che fare con la libertà dei cittadini, in quanto individui, e con la libertà dello Stato, delle sue Istituzioni. E, dunque, un bene pubblico essenziale, fondamentale, certo da non abbandonare al registro emotivo della Nazione e alle sue mutevoli contingenze”. Il rischio di perdere di vista l’obiettivo e di declinare bisogni legittimi in rivendicazioni emotive è legato al concetto stesso di sicurezza, secondo Lamorgese: “La sicurezza condivide con il concetto della libertà il fatto di poter essere declinata in senso positivo e in senso negativo. Come, infatti, la libertà può essere libertà ‘da’ e libertà ‘di’, anche la sicurezza può conoscere una dimensione inclusiva, positiva, relazionale, accanto a una visione meramente difensiva, di chiusura, dominata solo da istinti di autoprotezione”.


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E qual è il tipo di sicurezza che fa parte dell’orizzonte della ministra? Secondo Lamorgese, “la sicurezza raggiunta dal nostro Paese è fondata sull’idea, profondamente democratica, che non basti un demiurgo a garantirla e che la sua costruzione, al contrario, esiga uno sforzo collettivo, basato su una dimensione orizzontale e policentrica, su una concezione tesa a esaltare le diverse competenze specialistiche e a riconoscere, allo stesso tempo, ruoli e responsabilità diverse in una chiave collaborativa e mai antagonista”. Intanto, però, arriva la replica del governatore della regione Sicilia Nello Musumeci, che torna sul punto e ribadisce, proprio a proposito della necessaria rete di cui prima: “Affondare i barchini? Ma ci hanno preso per criminali? Anche oggi il ministro dell’Interno ha perso l’occasione di dire una cosa semplice: hanno sottovalutato enormemente il rischio sanitario connesso alle migrazioni. Non hanno adeguato le strutture ai rischi connessi alla pandemia, di cui si aveva notizia dai primi di febbraio. Solo domani si terrà una riunione per svuotare ed adeguare l’hotspot di Lampedusa. Mentre ancora nulla si sa degli altri. Ragione per la quale domani, al termine di quella riunione sull’isola, valuteremo quali provvedimenti urgenti assumere, avendo appena ricevuto anche la relazione sul Cara di Caltanissetta. Tutti hanno capito che la nostra è una battaglia di civiltà. Quindi non ci fermiamo”.