Home Cronaca Speranza lancia l’allarme: “Ci saranno poche dosi di vaccino all’inizio”

Speranza lancia l’allarme: “Ci saranno poche dosi di vaccino all’inizio”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:12
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Il ministro della salute fa capire che i primi tempi non saranno facili per la diffusione del rimedio contro il Covid. “La mia proposta è che sia gratuito e che arrivi prima agli operatori sanitari e agli anziani con patologie”, dichiara Speranza.

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Il ministro Roberto Speranza – meteoweek.com

Roberto Speranza parla chiaro in merito alla diffusione in Italia del vaccino contro il Covid-19. Il ministro della Salute ne ha parlato nel corso di una lunga intervista per il Corriere della Sera. Secondo Speranza, ci sarà almeno in un primo momento una disponibilità abbastanza limitata in termini di numero di dosi. Per questo motivo sarà necessario fare una scelta ben precisa, in merito alle classi di età che dovranno usufruire del vaccino. Ci sarà una decisione da prendere, con l’orientamento che secondo il ministro andrà in favore degli anziani e delle persone con patologie.

Quando il vaccino arriverà il problema sarà un altro, decidere a chi darlo – ha svelato Speranza – . All’inizio ne avremo poche dosi, due o tre milioni. La mia proposta è che sia gratuito e che arrivi prima agli operatori sanitari e agli anziani con patologie, in particolare nelle Rsa“. In ogni caso, il ministro fa capire che bisogna ancora decidere a chi affidare la diffusione del vaccino in Italia: “Non so quale sarà il giorno e quale sarà il vaccino giusto, ma penso che il traguardo non sia troppo lontano. Il contratto con AstraZeneca a prevede le prime dosi a fine anno“.

Un altro tema a dir poco caldo è quello che riguarda la riapertura delle scuole nel nostro Paese. Tra poco più di una settimana prenderà il via il nuovo anno scolastico. Speranza, in tal senso, vede l’ora che arrivi questo giorno, vista l’importanza della riapertura del settore dell’istruzione: “La riapertura è una grande sfida di tutta la comunità nazionale. Basta con la campagna elettorale sulla scuola. Dobbiamo recuperare quello slancio nazionale che ci ha consentito di superare i mesi più difficili. In primavera il Paese si è ‘stretto a coorte’, come dice il nostro inno“.

Roberto Speranza – meteoweek.com

Speranza, inoltre, invita tutti ad abbassare i toni e ad attendere con il giusto atteggiamento la riapertura delle scuole: “Il 14 settembre è una data troppo importante, vi prego: immaginare due settimane di campagna elettorale sulla scuola è pura follia. Questa sfida si vince con un patto che coinvolga tutto il Paese, nessuno escluso“. E sull’eventualità di un nuovo lockdown, il ministro della Salute è categorico: “Non è nostra intenzione fermare di nuovo il Paese. Abbiamo investito molte risorse, e rafforzato il Servizio sanitario nazionale. Non chiudiamo anzi riapriamo le scuole“.

Tra le altre cose, il ministro sottolinea il grande lavoro fatto in favore di studenti e personale delle scuole italiane. Soprattutto per quanto riguarda la fornitura di dispositivi di protezione individuale, che verranno distribuiti in tutti i plessi del Paese: “Siamo l’unico Paese che dà una mascherina chirurgica ogni giorno. Dietro quella mascherina che lo Stato dà a tutti, figli di benestanti o figli di disoccupati, c’è la sicurezza di ogni studente. Una cosa bella: di equità“. E non manca l’attacco nei confronti dei negazionisti, scesi in piazza a Roma ieri: “Quella piazza mi fa venire i brividi. Con oltre 35mila morti quelle immagini sono inaccettabili“.

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Infine, si parla anche di scena politica nazionale. Secondo Speranza, il premier Conte si sta comportando nella maniera giusta. In particolare nella gestione del precario equilibrio che vige tra le varie forze della maggioranza: “Conte non sta facendo campagna elettorale e di sicuro non si vota sul Governo. Certo è che in tante Regioni rischiamo di non vincere perché siamo divisi e questo non va bene. Governare insieme il Paese ed essere divisi nei territori è un limite che va assolutamente superato. Il mio auspicio è che gli elettori siano migliori di noi e facciano alle urne quelli che noi prima non siamo riusciti a fare”.