Scuola, lunedì si riparte: mancano i docenti e didattica ancora a distanza

Dopo oltre sei mesi di chiusura, finalmente lunedì la scuola ripartirà, ma con qualche criticità. Proprio per lunedì, infatti, sono previste le nomine di oltre 2mila cattedre di supplenti. Questo vuol dire che il giorno della riapertura molte cattedre resteranno scoperte. Anche per questo, molti istituti hanno già optato per un’alternanza di didattica in presenza e didattica a distanza.

scuola - meteoweek.com

La ripartenza per la scuola è fissata per lunedì, anche se sono molti gli istituti che hanno deciso di posticipare al 24 settembre (pochi quelli che hanno deciso di anticipare). Si riparte, dopo oltre sei mesi di confinamento, nonostante alcune problematiche ancora da risolvere. Prima tra tutti: la mancanza di docenti. Proprio lunedì, infatti, giorno di apertura, inizieranno anche le nomine di oltre 2mila cattedre di supplenti, dalle elementari alle superiori. Le nomine verranno attribuite sulla base delle Gps, ma saranno necessari altri giorni per completare l’attribuzione di cattedre. Le Gps sono le ormai note graduatorie provinciali di supplenza. A spiegare la situazione è stato il segretario dello Snals di Rieti Luciano Isceri, che aveva parlato di “cronaca di un disastro annunciato”. A pesare sarebbero una serie di fattori: trasferimenti e pensionamenti (slittamenti ciclici annuali), graduatorie per alcune cattedre esaurite e concorsi che, realisticamente, richiederanno tempi molto lunghi. Il risultato è il ricorso a supplenze e Messe a disposizione che non solo gonfiano la sacca di precariato, ma coprono solamente una piccola parte del fabbisogno. Così Luciano Isceri commenta: “Avevamo più volte detto che le procedure per le Gps, incubo per centinaia di docenti e aspiranti docenti per tutta l’estate 2020, erano piene di difficoltà e criticità e che sarebbe stato necessario che il Ministero avesse ascoltato le continue sollecitazioni dei sindacati scuola. Dopo la pubblicazione delle graduatorie nella nostra provincia, abbiamo riscontrato dati sconcertanti a iniziare dalla banca dati dei servizi del Ministero, al mancato riconoscimento di titoli culturali per alcune discipline e non per altre, con docenti a cui non è stato riconosciuto il servizio prestato sul sostegno dopo averlo svolto e servizi riconosciuti in altre discipline”. Per supplire alla mancanza del corpo docenti, allora, in molte scuole l’inizio delle lezioni presenterà un orario ridotto, per garantire il tempo necessario a ricoprire le cattedre vacanti.


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Una soluzione, quella della didattica a distanza alternata alla didattica in presenza, che cercherà di rispondere anche a una seconda criticità: l’esigenza di rispettare il distanziamento sociale. Alle superiori, riporta il Messaggero, la modalità mista potrà andare avanti anche per tutto l’anno scolastico. Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi del Lazio, commenta: “Abbiamo le linee guida che consentono la didattica digitale integrata alle scuole superiori ma a decidere nella singola scuola devono essere il consiglio d’istituto e il collegio dei docenti: si tratta di una tipica questione che riguarda la fase organizzativa e quella formativa. Voglio però dire che in questi casi è necessaria una attenta formazione dei docenti e degli studenti, servono delle verifiche puntuali sulla connessione e sulla disponibilità di dispositivi adeguati. Per intenderci: lo studente non può fare lezione con uno smartphone, deve avere uno schermo adatto e gli va fornito. Inoltre bisogna pensare ad un codice di comportamento anche online, per il rispetto verso la scuola”. Invece il presidente nazionale dell’Anp, Antonello Giannelli, commenta a proposito della didattica digitale integrata: “Rientra nella fase di emergenza che stiamo vivendo e potrebbe tornare anche tra i più piccoli, qualora ce ne fosse bisogno: purtroppo sarà il virus a stabilire che cosa accadrà nei prossimi mesi”.