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Rientro a scuola e mensa scolastica: pasto in classe, rincari e diminuzione personale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:34
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La mensa scolastica si avvia alla ripartenza con tante incertezze: oltre al rischio del pasto freddo in classe (lunch box), si temono i rincari e la diminuzione del personale.

mensa scolastica
mensa scolastica – foto di archivio

Oggi, lunedì 14 settembre, si ritorna tra i banchi di scuola. Ancora qualche incertezza, però, per il servizio mensa, che a seconda della struttura scolastica potrebbe subire ritardi o variazioni gestionali a causa delle rigide normative anti contagio. Sono diverse, infatti, le scuole in cui la mensa non sarà prevista per alcune settimane. Mentre in altre, sebbene il servizio sia già ripartito insieme alle lezioni, prevedono più turni (fino anche a quattro) in refettorio. In altre ancora, invece, gli studenti mangeranno addirittura in classe, usando il cosiddetto lunch box che doveva essere – secondo il Cts – solo una delle soluzioni più estreme.

Un clima che soffre di una certa confusione, dunque, e per il quale i sindacati hanno già fatto sentire la propria voce. Infatti, oltre a paventare una riduzione del personale in appalto, tra le problematiche segnalate viene avanzata anche la questione tamponi: per gli addetti alla mensa scolastica, infatti, pare non siano disponibili i test sierologici gratuiti come invece avviene per tutto il resto del personale docente e scolastico.

Il nodo mensa: le preoccupazioni dei sindacati

Il nodo delle mense preoccupa non poco i sindacati. A Roma la Filmcas Cgil, la Fisascat Cisl e la Uiltucs hanno già scritto una lettera alla sindaca Virginia Raggi: in mancanza di dispositivi di protezione individuale nessuno potrà entrare in mensa. Ma la preoccupazione dei sindacati riguarda anche una possibile riduzione del personale, dettata dalla diversa gestione del servizio in questo clima di pandemia.

A far storcere il naso, però, è anche la questione tariffe. Secondo Cittadinanzattiva, infatti, le quote di contribuzione dei genitori potrebbero aumentare. Questo perché, viene stimato, l’incremento complessivo dei costi per le imprese si assesterà tra il 20 e il 30 per cento. Incremento, questo, se il governo non supporterà con incentivi e sostegni mirati rischierà di finire nelle tasche delle famiglie. La preoccupazione, poi, si riversa anche sulla qualità del cibo offerto agli studenti, con il rischio che il pranzo scolastico possa trasformarsi in una semplice monoporzione fredda.

Lunch box, sprechi e aumenti 

Come spiegato da Il Fatto Quotidiano, il nodo mensa presenta ai sindacati una questione cruciale, ovvero quella dell’impatto del lunch box sull’occupazione del personale. Come spiegato da Maria Grazia Gabrielli, segretaria nazionale Filmcas Cgi, la situazione non coinvolge soltanto il lavoro di pulizia delle classi (“se si mangia in classe la sanificazione dev’essere fatta prima e dopo il pasto: chi la fa? Il personale mensa o i bidelli?”), ma anche la riduzione delle ore e del servizio.

“Il lunch box ha un effetto sulla tenuta occupazionale delle mense perché si riducono le ore da dedicare al servizio. La preparazione del pasto avviene fuori dalla scuola e a quel punto una serie di passaggi non ci sono. L’effetto è quello di una riduzione dei lavoratori”, spiega infatti la segretaria. E si parla di un comparto che riguarda 39mila persone, oltre a circa 25mila addetti alle pulizie e alla sanificazione. La stessa posizione è sostenuta anche dal segretario nazionale della Cisl Fisascat, Davide Guarini: “La ripresa di molte mense è incerta. Speriamo che non vi siano ripercussioni sul personale che già ha dovuto vivere per mesi con gli ammortizzatori sociali”.

mensa scuola
foto di archivio

Ma la paura si riversa anche sul rischio sprechi e sui possibili aumenti della tariffa della mensa a discapito delle famiglie. Di questo quadro se ne sta occupando Adriana Bizzarri, responsabile del settore scuola di Cittadinanzattiva: “Siamo in ansia perché in molte scuole il servizio partirà in ritardo o forse non comincerà nemmeno. Il lunch box, inoltre, doveva essere una misura residuale e invece sembra che in molti istituti sia usato per tutte le classi. Abbiamo calcolato che con le monoporzioni si arriverebbe ad un 50% di cibo scartato e a uno spreco di plastica pari a undici chili all’anno per ciascun bambino. Se, poi, aumenteranno le tariffe dovremo fare i conti con un esodo dei genitori dalla mensa”.


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Se la mensa dovesse dunque prevedere dei piatti unici e freddi per il lunch box, da consumare in classe seduti a un metro di distanza, senza che sia permesso agli studenti di continuare la pausa giocando tra loro dopo il pranzo, potrebbero essere molte le famiglie a a non iscrivere il figlio al servizio. Se si aggiunge poi la possibilità dell’aumento delle tariffe, saranno molti i genitori disposti a valutare l’opzione del pasto da casa.