Covid-19, scoperta proteina che contrasta gli effetti del virus

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:16

Covid-19, scoperta proteina che contrasta gli effetti del virus. La scoperta è di un’equipe di medici di Legnano

Covid-19, scoperta proteina che contrasta gli effetti del virus
Covid-19, scoperta proteina che contrasta gli effetti del virus

Un’equipe di medici dell’ospedale di Legnano (Milano) ha scoperto una proteina detta Cd11b che potrebbe svolgere un ruolo chiave nello sviluppo di una futura cura per i danni polmonari provocati dal Covid 19. Lo studio, a cura del professor Antonino Mazzone (dirigente dell’area medica dell’Asst Ovest Milanese) e dai colleghi Arianna Gatti, Danilo Radrizzani, Paolo Viganò e Bruno Brando, pubblicato dalla rivista “Cytometry“ mette in evidenza tre fattori nefasti che possono manifestarsi nelle infezioni da Coronavirus. Si tratta di infiammazione con rilascio di citochine infiammatorie, vasculite e tromboembolia a livello polmonare.

L’osservazione diretta sui pazienti”, spiega Mazzone, “ha dimostrato che questi meccanismi patogenetici sono efficacemente contrastati dall’azione del cortisone, dal Tocilizumab e dell’eparina”. Un secondo studio guidato sempre da Mazzone, a cui hanno preso parte Laura Castelnovo, Antonio Tamburello, Federico Gatti, Bruno Brando, Paolo Faggioli e Nicola Mumoli e pubblicato su “Thrombosis Update“, ha messo in risalto l’importanza della proteina Cd11b.

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Si tratta di una proteina importantissima”, prosegue Mazzone, “perché funge da recettore dove si attacca il complemento. Cd11b è la proteina dell’infiammazione ed è responsabile dell’adesione del monocita all’endotelio che sviluppa vasculite ed è anche il recettore del fibrinogeno del fattore X della coagulazione”. In breve, questa proteina rappresenta “un ponte fra i tre momenti patogenetici di Covid-19“. Alcune ricerche sperimentali eseguite su animali hanno mostrato come  l’utilizzo di anticorpi monoclonali anti-CD11b riesca a far regredire totalmente il danno polmonare. “L’aver identificato questa proteina è sicuramente un ulteriore passo avanti al fine di migliorare l’approccio terapeutico dei pazienti, una volta che la malattia colpisce i polmoni“.