Appendino condannata: si autosospende dal M5S. “Ma non mi dimetto da sindaca”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:24

Chiara Appendino condannata a sei mesi per falso nel processo Ream. Ha scelto di essere giudicata con il rito abbreviato. “Mi autosospendo dai 5 Stelle, ma non mi dimetto da sindaca di Torino. Ricorrerò in appello”

La sindaca di Torino Chiara Appendino – meteoweek.com

 

La sindaca di Torino Chiara Appendino è venuta a conoscenza della sentenza sul processo Rea nella giornata di oggi. E’ stata condannata a sei mesi per falso in atto pubblico (in relazione al bilancio 2016) e assolta per il reato di abuso d’ufficio. Le sue prime dichiarazioni faranno discutere il mondo politico e non solo. “Non mi dimetto da sindaca di Torino – ha spiegato – ma mi autosospendo dal Movimento 5 Stelle come previsto dal codice etico”.

Il processo nel quale era imputata è quello denominato Ream: riguarda un debito fuori bilancio non inscritto nei rendiconti di Palazzo Civico del 2016 e del 2017. I procuratori aggiunti Enrica Gabetta e Marco Gianoglio avevano chiesto per la prima cittadina una condanna a un anno e due mesi di reclusione. Appendino, difesa dagli avvocati Luigi Chiappero e Luigi Giuliano, ha scelto di essere giudicata con rito abbreviato, sostenendo di aver sempre agito nell’interesse della città. Per proseguire il suo mandato, aveva bisogno dell’assoluzione per il reato d’ufficio, cosa effettivamente accaduta.

Appendino intenzionata a portare a termine il mandato

Il verdetto era molto atteso, anche per la cassa di risonanza mediatica che una eventuale condanna per abuso d’ufficio avrebbe avuto. L’assoluzione da quest’ultimo mette al riparo la sindaca dal dover rassegnare le dimissioni da Palazzo Civico. Ciò nonostante, non mancheranno le polemiche sul fronte politico. “Come è evidente anche dalle carte processuali, non ho tratto alcun vantaggio personale, anzi. L’accusa, nella sostanza, era di aver ingiustamente avvantaggiato il Comune”. La sindaca ribadisce poi su Facebook la sua buona fede. “Ricorrerò in appello, sono certa della mia innocenza e della mia assoluta buona fede a riguardo”

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Oltre ad Appendino, sono stati condannati, rispettivamente a sei e otto mesi, anche l’assessore al Bilancio Sergio Rolando e l’ex capo di gabinetto Paolo Giordana (assistito dall’avvocato Maria Turco). “Ho appreso con stupore e tristezza – ha spiegato Giordana – della mia sentenza di condanna. Resto certo della mia piena innocenza. Attenderò di leggere le motivazioni della sentenza ma di sicuro mi appellerò per far valere in quella sede quelle che ritengo siano le mie legittime ragioni”.

Prosciolto, infine, il direttore finanziario Paolo Lubbia, difeso dall’avvocato Lorenzo Imperato. Il dirigente – rispetto alla prima cittadina – non aveva scelto riti alternativi. Si chiude così un procedimento giudiziario iniziato nella primavera del 2017, dopo un esposto presentato in Procura dal consigliere di minoranza Alberto Morano.