Caso Parisi: gli operai raccontano l’incidente con Viviana in galleria

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:24

“Stavamo percorrendo la galleria con un furgone, sulla corsia di destra della Palermo Messina quando improvvisamente abbiamo sentito lo stridio di una frenata proveniente dal lato posteriore ed immediatamente dopo un urto, sul nostro sportello anteriore”, racconta inizialmente un operaio sul posto al momento dell’incidente.

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“Un’Opel Corsa ci è venuta contro. Ho perso il controllo del mezzo, mentre l’auto andava avanti, sbandava, e poi si è fermata cinquanta metri dopo”, continua il racconto. Alla guida della Opel Corsa c’era Viviana Parisi, nel sedile posteriore, su un seggiolino, il piccolo Gioele. “È stato un urto violento, tanto che ho sbandato, ho urtato più volte il marciapiede di destra, i pneumatici sono scoppiati e il vetro del finestrino accanto a me si è frantumato in mille pezzi, lo sportello anteriore ha riportato parecchi danni per l’impatto dell’auto”, ha raccontato alla polizia l’autista del furgone.  Dopo l’incidente in galleria – avvenuto il 3 agosto – Viviana scavalcò il guardrail dell’autostrada e scomparve nel nulla. Cinque giorni dopo, il suo corpo fu ritrovato ai piedi di un traliccio con l’ipotesi di suicidio. Il 18 agosto furono ritrovati i resti del bambino. Il caso rimane ancora un giallo. Il piccolo era seduto nel seggiolino ma l’urto potrebbe averlo sbalzato nell’abitacolo. Oppure, nel bosco, Gioele è rimasto vittima di un gesto estremo della madre?La famiglia è convinta di no. Il racconto dell’incidente fatto dai due operai racconta gli ultimi istanti di Viviana Parisi, che negli ultimi tempi era assalita da profondi disturbi psichici. La frenata all’improvviso in galleria, poi l’accelerazione e lo speronamento del furgone degli operai. I testimoni parlano di una “collisione”: “Il mio collega che era alla guida ha sbandato – racconta l’altro operaio – ha sbattuto contro la galleria e poi si è fermato all’improvviso. La Opel invece ha continuato la sua corsa e si è fermata a dieci, quindici metri dalla fine galleria”.


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I soccorsi prima della scomparsa

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L’autista del furgone ricorda di essere sceso dal mezzo e di essere andato subito dietro: “Per segnalare l’incidente ai mezzi che giungevano”, ha spiegato. “Mentre aprivo lo sportello mi sono accorto che dal lato guida dell’auto scendeva una signora, almeno è questa l’impressione che ho avuto dalla figura e dal taglio dei capelli. Non sono in grado di indicare quali abiti indossasse”, racconta il compagno dell’operaio. Viviana Parisi si muove velocemente, come se dovesse davvero scappare da qualcuno. “Intanto, sceso dal mezzo mi sono diretto verso la Opel, ma non l’ho vista più, nel frattempo si era allontanata verso l’uscita della galleria”. L’uomo avanza e si accorge che nella piazzola di servizio si è fermata un’altra auto: “A bordo, un giovane e un anziano, che stavano chiamando un’ambulanza”. “Mi sono avvicinato alla Opel e ho visto che all’interno non c’era nessuno. Sul sedile posteriore lato passeggero ho notato un seggiolino per bambini”, racconta uno degli operai. Viviana era già oltre il guardrail, “il piccolo Gioele lo teneva in braccio” racconterà dieci giorni dopo l’unico turista che ha provato a parlare con Viviana. “Ma lei aveva lo sguardo assente, si è allontanata velocemente verso un canale di scolo che scorre al lato della galleria”. Dice ancora uno degli operai: “Ho guardato con il mio collega oltre il guardrail, ma non ho visto nulla nella campagna adiacente”. Nessuno dei due verrà ritrovato vivo pochi giorni dopo.