Sindaco eletto, ma nessuno sa chi sia: il caso di Carbone, Basilicata

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:20

Una cattiva abitudine tutta italiana? Gli abitanti del minuscolo comune lucano hanno eletto un siciliano che non è mai stato in paese. La surreale candidatura e i giorni di aspettativa dal lavoro 

Sindaco di Carbone eletto in Basilicata, ma non è conosciuto da nessuno in paese – meteoweek.com

 

Eleggono un sindaco mai visto e che a malapena sa dov’è il comune in cui si è candidato: non è il soggetto di un film di Albanese, e neanche la parodia italiana-meridionale di Checco Zalone, ma quello che è successo a Carbone, in provincia di Potenza. Nel borgo nel Parco del Pollino è stato eletto sindaco Vincenzo Scavello, un siciliano estraneo alla comunità. Candidato e vincitore della partita. La lista di “autoctoni” è stata presentata tardi e non è stata ammessa. Così si sono sfidate due liste composte da perfetti sconosciuti. Il motivo? Ricevere i giorni di aspettativa dal lavoro.

78 voti. Tanti ne sono bastati al siciliano Vincenzo Scavello per diventare il primo cittadino di Carbone, comune del Potentino immerso nel verde del Pollino con più elettori che abitanti, per via dei tanti iscritti all’Aire. La sua elezione non fosse prevista: il candidato, infatti, non è originario del borgo e gli stessi abitanti non lo conoscono. Nei film di Zalone figurerebbe il protagonista “con i favori”, qui in realtà la competizione elettorale sconosciuta comprende anche lo sfidante. Stessa, surreale situazione per l’altro candidato, Antonio De Lorenzo, perdente con sole 14 preferenze.

Lista esclusa, il pasticcio tutto all’italiana

Le ragioni? Un vizio di forma e un malcostume italiano, anche se perfettamente legale. Il difetto tecnico è che la lista degli abitanti di Carbone è stata ricusata perché è presentata fuori tempo massimo, quindi non ha potuto partecipare. Di conseguenza sono rimaste in gioco solo due liste di “forestieri”, senza bisogno di alcun quorum per la validità delle consultazioni.

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La cattiva pratica, invece, è diffusa in molti piccoli Comuni sparsi per l’Italia grazie alla legge 121 del 1981, che consente ad alcune categorie di dipendenti pubblici di mettersi in aspettativa – in alcuni casi anche retribuita – quando ci si candida alle elezioni.