Covid 19: ecco cosa ci aspetta fino a gennaio. La posizione del governo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:27

Dalla proroga (eventuale) dello stato di emergenza alla gestione dello smart working, dagli effetti della riapertura delle scuole agli stadi: ecco tutto quello che deve gestire il governo di qui a gennaio. 

Manca poco al 15 ottobre, giorno i cui dovrebbe decadere scadenza lo stato di emergenza, che il governo di proroga in proroga ha portato fino all’autunno: la prossima settimana sarà decisiva per capire se il governo proseguirà sulla strada del semplice rinnovo o sceglierà un iter più articolato, anche alla luce dei dati pandemici prodotti dalla riapertura delle scuole. Nel tentativo di evitare le polemiche di fine luglio, con l’opposizione che criticò fortemente la decisione di prolungare l’emergenza, sul tavolo dell’esecutivo è finita l’ipotesi di una proroga differita, ed in questo modo arrivare al 31 dicembre. A differenza di quanto accaduto il 29 luglio scorso non si tratterebbe infatti di un rinnovo stato di emergenza (come vorrebbe il Comitato Tecnico Scientifico) ma di una serie di provvedimenti legati all’indice Rt oppure ai singoli territori, ovviamente in relazione ai livelli di contagio. L’obiettivo è quello di fare in modo che, pur mantenendo obblighi e divieti per i cittadini, il governo non abbia più a disposizione i poteri speciali di cui dispone oggi. Non è però chiaro come potrebbe in questo modo istituire zone rosse o lockdown locali con celerità o acquistare dosi massicce di vaccino antinfluenzale che sarà obbligatorio per gli over 65. In ogni caso l’iter diventa più complesso e meno rapido – da qui le forti critiche del Cts e dei virologi – ma eviterebbe al governo, e soprattutto a Conte, l’accusa di volere ancora «una delega in bianco» quando in Europa nessun Paese ha adottato una tale misura. I problemi non sono però di poco conto. Come primo step, bisognerà lavorare alla proroga delle ordinanze dirette, quelle che appartengono alla natura stessa del stato di emergenza. Si tratta, tra le altre, della possibilità di agire per Dpcm, della funzione di coordinamento attribuita al Capo della Protezione civile, dei poteri straordinari attribuiti ai cosiddetti soggetti attuatori (come i presidenti delle Regioni) e anche del ruolo del Commissario Speciale Domenico Arcuri. La sua figura infatti il 15 ottobre cessa di esistere, perdendo ogni possibilità di reperire con maggiore rapidità ad esempio kit diagnostici o mascherine. Oggetto di una misura apposita dovrà essere anche lo smart working. Ad oggi infatti, sfruttando il regime di emergenza, è stato possibile bypassare la legge ordinaria che prevede accordi ad hoc tra datore di lavoro e sindacati. C’è poi un secondo filone di disposizioni che necessitano di proroga. Sono quelle che al proprio interno contengono come riferimento temporale della loro efficacia la cessazione dello stato di emergenza. Vale a dire che servirà una norma per tutte le prescrizioni comportamentali. Dall’uso di mascherine fino alla sanificazione dei locali, dal divieto di assembramento in luoghi pubblici o aperti al pubblico fino al mantenimento della distanza di almeno un metro anche all’interno. Vale a dire tutte quelle misure che, come ha sostenuto ieri l’Oms, ci hanno consentito di «ribaltare la traiettoria dell’epidemia».

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Il 7 ottobre è prevista una riunione per discutere della possibile riapertura graduale degli stadi anche alla luce dell’avvio dell’anno scolastico. In Italia la seconda ondata non c’è e se tra un paio di settimane la curva dei contagi resterà sotto la soglia dei cinquemila certificherà che è stata riassorbita anche la riapertura delle scuole. Ma la prudenza è d’obbligo, anche perché se c’è un’”arma” che palazzo Chigi sa di non poter più permettersi è quella di una seconda chiusura totale del Paese. «Sullo stato di emergenza faremo una valutazione da qui a qualche settimana», spiega il ministro della Salute Roberto Speranza al Tg3. Il ministro esclude «in questo momento interventi più larghi» anche se non esclude la possibilità di adottare misure drastiche per «piccoli territori, a livello diciamo sub provinciale». Il ministro parla anche di «un vantaggio» che l’Italia ha rispetto ad altri paesi europei e che vuole difendere. Lo stato d’emergenza è stato utilizzato anche per accorciare la filiera autorizzativa che ha permesso l’acquisto rapido di tamponi, test sierologici e che a breve potrebbe tornare di nuovo utile per acquistare test salivari o dosi massicce di vaccino antinfluenzale. «Ne discuteremo in consiglio dei ministri», ripete il presidente del Consiglio riferendosi ad un nuovo dpcm che potrebbe quindi contenere le misure della proroga dello stato d’emergenza. Un decreto del presidente del Consiglio che, come i precedenti, verrà illustrato da Conte alle Camere e votato dal Parlamento. La strada non sarà comunque in discesa. L’opposizione, in testa la Lega, aveva già contestato l’ultima proroga, ma soprattutto il governo dovrà vedersela con i presidenti di regione. La conferenza delle regioni è infatti guidata dal dem Stefano Bonaccini, ma Matteo Salvini – dopo il voto di lunedì scorso – ha avanzato pretese sulla base delle 15 regioni a guida centrodestra e punterebbe sul governatore del Friuli Massimiliano Fedriga il quale in più di un’occasione ha contestato le scelte del governo sull’emergenza Covid-19.