Nuovo trend macabro su Tik Tok: imitare le vittime dell’Olocausto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:16

Un trend davvero inquietante sta spopolando su Tik Tok: gli utenti si sfidano a imitare i deportati ebrei nei lager nazisti.

Challenge Olocausto Tik Tok
Challenge Olocausto Tik Tok

L’ultima moda in voga su Tik Tok è di quelle che mettono i brividi: girano filmati accompagnati dall’hashtag #shoah oppure #holocaust o, in Italia, #olocausto.

Si vedono milioni di giovani indossare pigiami a righe, con la stella di David sul petto e occhiaie e lividi segnati col trucco sul viso.

Il museo di Auschwitz contro il nuovo trend di Tik Tok

Gli utenti di Tik Tok hanno lanciato una sfida che consiste nel recitare la parte del deportato ebreo accompagnati dal testo che appare sul filmato: “Un giorno portarono me e la mia famiglia in un posto strano. Iniziarono a darci delle divise. Eravamo costretti a lavorare e ci davano poco cibo. Un giorno ci costrinsero ad entrare in una doccia e…”.

Sono già 8,2 milioni le visualizzazioni dell’hashtag #holocaust, 100mila views per la versione italiana #olocausto mentre #shoah è stato visualizzato 780mila volte. Sono arrivate subito le dure critiche del museo di Auschwitz che ha definito il trend “doloroso e offensivo” per la memoria delle vittime della Shoah.

Provocazione o malattia collettiva? Il pensiero degli psicanalisti

TikTok ha risposto prendendo dei provvedimenti e disattivando l’hashtag #HolocaustChallenge dichiarando di aderire al Codice di Condotta della Commissione Europea contro l’incitamento all’odio online.

“Ho guardato moltissimi video che ridicolizzano l’Olocausto. Stupisce che molti di questi ragazzi siano giovanissimi. Usano la propria creatività per mettersi in vetrina ed esibire la tragedia umana. Gli psicanalisti concordano: ormai i giovani per colpire e attirare l’attenzione su di sé fanno cose sempre più dissacranti. La linguaccia o il seno che si vedono fanno parte del già visto. E allora? Alzano il livello di provocazione. Basti pensare che abbiamo perfino trovato dei video in cui c’era chi fingeva di essere stato violentato in un campo di concentramento”, spiega Betti Guetta dell’Osservatorio Antisemitismo del CDEC in un’intervista all’HuffPost.