Contagi in aumento, nuovo decreto in arrivo. “Ma bar e locali sono salvi”, dice Conte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:59

Giuseppe Conte smentisce le voci circa possibili restrizioni su orari di chiusura di bar e ristoranti. 

Erano solo voci di corridoio, a quanto pare, quelle che parlavano di restrizioni per locali, bar e ristoranti. Da Palazzo Chigi, infatti, è arrivata pochissimo tempo fa una netta smentita al riguardo. Nel nuovo Decreto, in arrivo probabilmente mercoledì, non sarà infatti inserita come misura vigente la chiusura anticipata di bar e ristoranti. “Non c’è nessuna intenzione da parte del governo di chiudere ristoranti, bar e locali come si legge su alcune testate, né di anticiparne l’orario di chiusura introducendo di fatto un coprifuoco”, fanno sapere fonti governative. “La situazione, pur critica, è infatti ben diversa dalla fase iniziale, certamente più acuta e preoccupante”, ha detto infatti Giuseppe Conte intervistato da Monica Maggioni. Il suo intervento integrale, al programma “Settestorie”, andrà in onda questa sera su Rai1.

E’ insomma evidente che il contagio continua, ma l’obiettivo è quello di tenerlo sotto controllo. Ad oggi, ha affermato Giuseppe Conte, abbiamo un sistema sanitario rafforzato e un sistema di monitoraggio sofisticato. Due strumenti che permetteranno, laddove necessario, di intervenire in modo mirato e circoscritto. “Quindi quando io dico che non vedo all’orizzonte un nuovo Lockdown lo dico non con uno spirito di incauto ottimismo“, rassicura Conte. Cosa aspettarci, quindi, dal nuovo decreto? Sicuramente, l’utilizzo delle mascherine dall’aperto diverrà obbligatorio, come già accaduto in alcune regioni come Campania e Lazio. Un’altra misura su cui il dubbio è limitato, è la presenza dell’esercito nelle strade. Infatti, il Viminale avrebbe autorizzato i prefetti a mettere in campo l’esercito contro movida ed assembramenti. Questo accadrà in particolare in specifici “quadranti territoriali e in determinate fasce orarie”. Quanto ai bar e ai ristoranti, invece, queste categorie possono tirare un sospiro di sollievo. Probabilmente, il pensiero di molti, una chiusura del settore terziario corrisponderebbe ad una condanna a morte. Limiti e restrizioni che, in altre parole, non possiamo più permetterci.