Egitto: altri 45 giorni di carcere per Zaki

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:58

La storia non è finita: Patrick Zaki resterà in carcere per altri 45 giorni. A riferirlo è la sua avvocata Hoda Nasrallah dopo l’udienza di oggi al Cairo.

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E’ stata dunque rinnovata di altri 45 giorni la custodia cautelare dello studente egiziano dell’università di Bologna in carcere in Egitto da febbraio con l’accusa di propaganda sovversiva su Facebook. “Speriamo sia la volta buona. Otto mesi di carcere per un innocente dovrebbero e potrebbero bastare anche per un sistema giudiziario spietato come quello egiziano”. Così Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, dice la sua dopo la notizia del termine dell’udienza al Cairo sulla detenzione preventiva di Patrick George Zaki. Ancora non si conosce l’esito dell’udienza. Lo studente egiziano dell’Università di Bologna, ricercatore e attivista, è in carcere in Egitto già da otto mesi. I processi continuano ma la storia sembra non finire mai. Noury infatti non è l’unico a commentare la notizia:  “Ancora in carcere, mesi senza udienza di merito, mesi senza rispetto dei diritti umani e civili. Aumentiamo la pressione democratica, non rassegnamoci. Il Governo chieda il rispetto dei diritti umani, come condizione di relazioni bilaterali con l’Egitto”. Così anche Virginio Merola, sindaco di Bologna, ha condiviso su Facebook la notizia ANSA del rinnovo di 45 giorni di detenzione per lo studente dell’Alma.


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Quel 7 febbraio 2020

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È  proprio il 7 febbraio 2020, quando Patrick Zaki torna a casa dall’Italia dove frequenta all’università di Bologna, un master internazionale di studi di genere. Egiziano, 27 anni, cristiano copto, collabora con l’organizzazione per i diritti umani Eipr. All’arrivo  in aeroporto del Cairo viene arrestato da agenti dei servizi di sicurezza. Trasferito a Mansura, ancora oggi, nonostante le molteplici manifestazioni, si trova in carcere. Intanto l’8 ottobre un aquilone col volto dello studente disegnato dall’artista-attivista Gianluca Costantini si alzerà nel cielo di Milano, con l’adesione all’unanimità del Consiglio comunale del capoluogo lombardo. L’iniziativa è stata promossa da Amnesty International Italia, Articolo 21 e Festival dei diritti umani.