Covid, Berlino piomba nel silenzio: locali chiusi dopo le 23 e nuove strette

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:14

Aumentano i contagi Covid anche in Germania, che viene colpita proprio al cuore: Berlino è, infatti, tra le zone più colpite del Paese. Ora per la prima volta in 70 anni nella città verrà applicato una sorta di coprifuoco indiretto per limitare assembramenti e quindi contagi: dalle 23 alle 6 del mattino verranno chiusi bar, ristoranti, lounge e negozi di alcolici. 

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(Da Getty Images)

La Germania peggiora, e lo fa velocemente: per il secondo giorno consecutivo Berlino registra un record di positivi, con 4.058 casi di coronavirus nelle ultime 24 ore. Un numero che preoccupa, soprattutto perché l’ultima volta che la Germania ha registrato così tanti contagi era l’11 aprile, sotto lockdown. Un incremento che preoccupa anche per la velocità: solo ieri i nuovi positivi erano stati 2.898. In questo modo il bilancio tedesco sale in totale a 310.144 contagiati dall’inizio della pandemia. L’aumento dei casi arriva, tra l’altro, proprio alle soglie delle vacanze scolastiche autunnali, per le quali si attendono ulteriori spostamenti di carattere turistico. Proprio per questo di recente il Governo tedesco avrebbe chiesto ai cittadini di effettuare viaggi solo all’interno dei confini nazionali. In questo clima di preoccupazione aumentano, quindi, anche le misure restrittive: a Berlino da sabato 10 ottobre sarà in vigore la chiusura di bar, ristoranti, lounge e negozi di alcolici dalle 23 alle 6 del mattino. Una sorta di coprifuoco non imposto, che dovrebbe spingere le persone a rinunciare a movida (e assembramenti). La capitale tedesca non vedeva una misura del genere da circa 70 anni. Una decisione percepita come drastica, dunque, in un Paese che durante la “prima ondata” si era contraddistinto per il suo lockdown soft. Infatti non si fanno attendere le proteste di molti proprietari di locali, che sottolineano l’effetto collaterale: l’aumento di feste in casa, dove il controllo sarà azzerato. Lo ribadisce anche Carsten Zoltan, proprietario di The Hotel, a Kreuzberg: “Bere e festeggiare a casa è molto più pericoloso, almeno da noi possiamo ricordargli di indossare una mascherina”.


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Ma davvero Berlino si è trasformata in una pericolosa zona rossa? A far scattare l’allarme in città i dati di martedì, che registrano: i nuovi casi di coronavirus negli ultimi sette giorni per 100mila abitanti hanno superato quota 44. Il problema si fa più caldo soprattutto, come prevedibile, nelle zone ad alta frequentazione, nei tre quartieri con una vivace vita notturna: Kreuzberg e Mitte (con 50 casi ogni 100mila abitanti) e Neukoelln (dove i casi superano la soglia dei 90). Ma le autorità sanitarie puntano il dito anche su ciò che accade all’interno delle mura di casa, nelle quali si sono svolte feste private e riunioni di famiglia senza troppe remore. Così le nuove strette riguarderanno anche loro: è stato predisposto un limite di 5 persone provenienti al massimo da 2 famiglie per gli incontri in pubblico e quello di 10 per le riunioni in privato. Come riportato dal Corriere, già nelle scorse settimane il principale quotidiano locale, il Der Tagesspiegel, aveva ribadito: “C’è una ragione precisa perché i numeri della pandemia tornano a salire nel centro di Berlino: le regole vengono violate in massa, specialmente nelle ore notturne nei bar, nei pub e nei parchi. Dal consenso quasi unanime per il lockdown in aprile, si è passati a un totale laissez-faire dove ognuno fa delle regole ciò che vuole”.


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Il sentore su ciò che sarebbe accaduto l’aveva avuto, probabilmente, anche la cancelliera Angela Merkel, che in una conversazione privata avrebbe affermato (settimane fa): “A Berlino succederà qualcosa”. La frase è stata strappata dalla conversazione e riportata sui media, ma mai smentita ufficialmente. Anche il premier bavarese Markus Soeder aveva di recente commentato: “La situazione nella capitale rischia di diventare incontrollabile”. Ora i minimi accorgimenti che non sono stati applicati da subito rischiano di trasformarsi in imposizioni pesanti, anche per il settore.