Coronavirus, tornano le zone rosse. Crisanti: “Necessarie per evitare l’effetto a catena”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:22

L’unico modo per evitare un nuovo lockdown nazionale è lasciare che le Regioni dichiarino le zone “arancioni” o “rosse” su territori limitati.

Tornano le zone rosse, Crisanti: "Necessarie per evitare l'effetto a catena"
Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova, a PiazzaPulita, su La7. Credit: La7 Video

Tornano le zone rosse in Italia. È l’unico modo per evitare un nuovo lockdown. Lo ha spiegato ieri sera, giovedì 8 ottobre, Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova, parlando dell’impennata di casi Covid in Italia durante la trasmissione PiazzaPulita, su La7.

Il commento di Crisanti

“Un nuovo lockdown? Se non riusciamo a contenere il contagio – ha detto il professore – sicuramente sarà necessario imporre restrizioni a determinate attività o creare piccole zone rosse per evitare l’effetto a catena sul resto del paese. Questo può essere lo scenario, ma sono sicuro che abbiamo imparato tantissimo e che non dovremo arrivare a un nuovo lockdown”.

Le parole di Crisanti trovano riscontro nelle misure contenute nel nuovo dpcm – che dovrebbe essere varato il prossimo 15 ottobre – con cui si lascia giurisdizione alle Regioni per la creazione di zone rosse e lockdown mirati. Saranno i governi locali, dunque, a scegliere per il proprio territorio in base alla curva dei contagi.

Tornano le zone rosse, Crisanti: "Necessarie per evitare l'effetto a catena"
Lo studio televisivo della trasmissione PiazzaPulita, su La7. Credit: La7 Video

La situazione in Italia

La decisione dipende dal raddoppio del numero dei contagi giornalieri nel giro di tre giorni. In Italia infatti i casi sono passati dai 3.668 del 7 ottobre ai 4.458 dell’8 ottobre. È la cosiddetta “fase di mitigazione”, in cui si cerca di limitare i danni con lockdown locali o dichiarando “zona arancione” intere regioni dove la curva epidemica sembra fuori controllo. Significa lasciare aperte le attività produttive chiudendo però i confini, come si fece per tre giorni a marzo prima di passare al lockdown in tutto il Paese.

“Guardando ai numeri, questa è una crescita (di contagi, ndr) che ha iniziato la fase pre-esponenziale. Starà a tutti noi con uno sforzo comune far sì che non si arrivi ai numeri dello scorso marzo”, ha spiegato Crisanti rispondendo alle domande del conduttore Corrado Formigli.

Al momento non sono definite le misure che dovranno adottare le zone dichiarate “arancioni” o “rosse”. Le zone arancioni potrebbero scattare nel caso in cui si superassero stabilmente l’incidenza dei casi sulla popolazione e l’indice di contagiosità (Rt). A parte il divieto temporaneo di spostamento da provincia, regione o comune che sia, le misure da adottare dentro l’area potrebbero essere quelle decise ieri dal Lazio per la provincia di Latina, dove dal 4 ottobre i casi sono aumentati del 155%: 20 persone massimo nelle feste private, 4 in bar e ristoranti, che abbasseranno le saracinesche alle 24. Per ora il governo esclude chiusure anticipate di queste attività in tutta Italia e ma è un’ipotesi presa in considerazione dal Comitato tecnico scientifico (Cts).

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