Roma, si riempiono i reparti Covid: positivi trasferiti negli hotel

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:10

A Roma il contagio accelera e i reparti Covid iniziano a cercare spazi aggiuntivi: a breve cento pazienti verranno trasferiti dagli ospedali Covid Columbus e Umberto I ad alberghi nella zona dell’Aurelio. 

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(Da Getty Images)

Peggiora la situazione coronavirus a Roma, che spinge ospedali e reparti Covid a cercare ulteriori spazi aggiuntivi. Una conferma sul numero crescente di ricoveri arriva da un dato: tra oggi e domani cento pazienti saranno trasferiti dagli ospedali Covid Columbus e Umberto I ad alberghi nella zona dell’Aurelio. Negli hotel verrà quindi disposto il personale dei dipartimenti di prevenzione delle Asl quello delle Unità speciali Covid (Uscar), con medici di base, e il personale dell’albergo. Il personale potrebbe essere attivo anche per un lungo periodo di tempo, visto che la convalescenza da coronavirus può durare anche un mese. Il provvedimento sarebbe dovuto al fatto che i reparti Covid a Roma sono già pieni. Secondo il bollettino del 9 ottobre, diramato dalla Regione Lazio, i ricoverati nei reparti Covid sono in tutto 853, a fronte degli 866 posti letto presenti in 14 ospedali laziali. Non preoccupa, però, la situazione delle terapie intensive: sono 57 i ricoverati, a fronte di 200 posti. Gestione emergenziale anche nei Pronto Soccorso di Roma, dove i sospetti contagiati vengono accolti e isolati nella ambulanze ferme. Ma le strutture sanitarie stanno già cercando di correre ai ripari: in questo weekend saranno oltre cento i posti letto in più attivati per i malati in via di guarigione. Si tratta di pazienti con condizioni di salute in progressivo miglioramento, ma che devono proseguire l’isolamento perché ancora contagiosi.


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A creare questa situazione emergenziale, il rapido aumento di contagi, che ha comportato anche un incremento dei ricoveri. Stando a quanto riportato da Repubblica, in alcuni dipartimenti di emergenza, come quello del San Camillo, sarebbe venuto a mancare anche il rispetto della distanza di un metro tra i malati in codice rosso. A cercare di tamponare una situazione che rischia di diventare veramente pericolosa, il tentativo di testare il più possibile in modo da individuare i positivi e fermare la catena di contagi facilitata dagli asintomatici. Proprio per questo la regione ha annunciato il raddoppio dei drive in, venerdì ne sono stati aperti due. In quello stesso giorno la regione avrebbe anche pubblicato il bando per far eseguire i tamponi anche ai medici di famiglia e ai pediatri. Questi ultimi su base volontaria potranno aderire alle operazioni di effettuazione di test, per cercare di far fronte a una saturazione della domanda di tamponi, che spesso riesce a esser soddisfatta solo dopo ore di fila.


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Il vicepresidente dell’Ordine dei medici di Roma, Pier Luigi Bartoletti, intanto commenta: “Bisogna attrezzarsi per fronteggiare un virus che sembrava domato ma che, invece, sta rialzando la testa e le zampe”. Per farlo, per attrezzarsi, è necessario innanzitutto capire in che modo riorganizzare le risorse economiche e occupazionali che sono state mobilitate in vista dell’emergenza (a marzo scorso sono stati assunti 2.200 infermieri a tempo indeterminato e 2.000 a tempo determinato). Secondo Bartoletti “occorre misurarsi con i focolai domiciliari e non più solo con cluster nei centri sanitari come le Rsa”. Poi ancora, sarà necessario un migliore e più rapido tracciamento dei malati con test tempestivi: nel lasso di tempo nel quale si attende il responso del test, restano in attesa anche famiglie, scuole e altre comunità entrate a contatto con il presunto contagiato.