Morta per overdose a casa del fidanzato: “Maria Chiara Previtali non è stata ascoltata”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:16

Maria Chiara aveva festeggiato la maggiore età venerdì: il procuratore Liguori ha usato parole durissime, parlando dei giovani.

Morta per droga a casa del fidanzato: “Maria Chiara non è stata ascoltata” – meteoweek

Una dose letale di eroina le ha portato via la vita: Maria Chiara Previtali è morta a causa di un’overdose provocata da una partita di droga regalatele dal fidanzato per il suo diciottesimo. Aveva compiuto gli anni venerdì. Dopo averla assunta un aperitivo con le amiche e poi di nuovo da lui dove ha passato la notte senza più svegliarsi. A dare i soccorsi il giorno dopo è stato proprio il fidanzato indagato per omicidio preterintenzionale dell’ex campionessa di kung fu. Conferito oggi dalla procura di Terni al dottor Massimo Lancia l’incarico per eseguire l’autopsia sul corpo della giovane. Le operazioni peritali cominceranno mercoledì alle 13,30 all’ospedale di Spoleto. Il termine del deposito della perizia – che si avvarrà anche del contributo della tossicologa Paola Melai -, è stato fissato in 60 giorni. «In questa fase è dirimente capire cosa c’è nel corpo della ragazza e in che qualità e quantità» è tornato stamani a ribadire all’Ansa il procuratore capo di Terni, Alberto Liguori. «I co-protagonisti di questa vicenda – aggiunge – possono assumere una veste diversa a seconda delle risultanze, ogni evento può avere più fattori determinanti e concorrenti». L’obiettivo in questa fase è stabilire chi ha venduto ai giovani la droga.

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La droga le era stata regalata dal fidanzato per i suoi 18 anni – meteoweek

«Mi aspettavo un’assunzione di responsabilità collettiva. Ritengo che non siamo più capaci, non siamo interessati ad ascoltare i giovani. Siamo abituati a giudicarli» ha detto il Procuratore Liguori in un programma televisivo «Mi rendo conto – ha detto – che siamo tutti in difficoltà a causa dell’emergenza Covid, ma il tema della tossicodipendenza avanza come un virus che infetta le nostre famiglie. Mi aspettavo un’assunzione di responsabilità collettiva. Ritengo che non siamo più capaci, non siamo interessati ad ascoltare i giovani. Siamo abituati a giudicarli. E questa a mio avviso è una criticità importante». Intanto il fidanzato indagato non si tira indietro e si assume pienamente le responsabilità di quanto accaduto: «Non ho nulla da nascondere. Mi voglio difendere. È vero che faccio uso di sostanze stupefacenti ed è vero che quella dose di eroina a Maria Chiara l’ho fatta io. Lei aveva voglia di provare, l’ha voluto fare e io l’ho assecondata. Se non lo faceva con me l’avrebbe fatto con qualcun altro». Non sono d’accordo famiglia e amici che continuano a sostenere che se Maria Chiara non fosse stata con lui oggi sarebbe viva.

Il ragazzo ha anche aggiunto: «Voglio sapere anch’io come è morta. Anch’io ho preso quella stessa roba e non mi è successo niente. Ho comprato una dose a 20 euro e l’ho divisa in due, una più piccola e una più grande. Ce la siamo fatti a Roma, poi siamo tornati, lei è andata a farsi un aperitivo con le amiche, e poi siamo stati qui a farci una birra e siamo andati a dormire. La notte aveva il respiro pesante, russava, ma era normale. Solo la mattina verso le 9 quando l’ho chiamata per andare al bar visto che a casa non c’era caffè ho visto che era bianca, l’ho trascinata in bagno e ho provato a rianimarla. Io non lo so se era viva, io non l’ho mai visto un morto. E poi ho chiamato il 118».