Bende sugli occhi agli adolescenti: il morbo della follia colpisce la scuola Covid

Una benda sugli occhi per l’interrogazione: una foto diventa virale raccontando questo malato momento storico dal punto di vista dei ragazzi.

Bende sugli occhi agli adolescenti: il morbo della follia colpisce la scuola Covid – meteoweek

Ad ogni polemica il suo contesto, ad ogni idea la sua voce: con una foto drammatica arriva online uno spaccato della situazione attuale raccontata dagli studenti italiani. A far discutere è lo scatto di una ragazza bendata che subisce un’interrogazione. Subisce perché sembra di essere tornati al tribunale della Santa Inquisizione, dove non era la verità al centro del dibattito, ma la paura. benda sugli occhi per l’interrogazione da casa. Polemiche a Scafati per la foto virale che ritrae una studentessa del liceo Caccioppoli, a cui è stato richiesto di affrontare un’interrogazione senza poter vedere nulla durante la didattica a distanza. A imporre questo metodo è stata un’insegnante di latino e greco, che ha fatto ricorso ad un sistema estremo per essere sicura che i suoi alunni rispondessero alle domande senza poter guardare le risposte. Come può essere sana una scuola che insegna ai suoi ragazzi il significato della sfiducia attraverso la violenza psicologica? A rilanciare il caso è stato un consigliere comunale di Scafati, Mariano Jodice, che ha pubblicato la foto su Facebook accompagnata da un duro commento: “La protagonista una liceale di Scafati, che sta affrontando un’interrogazione in Dad bendata e con mascherina. Manca solo che qualcuno le versi acqua sulla mascherina e siamo a Guantánamo. Spero che il dirigente del Liceo in questione intervenga per mettere fine a tali azioni vergognose e lesive per il benessere psico fisico di minori”. Una vicenda che ha scatenato l’indignazione di numerosi genitori e anche di svariati insegnanti, che disapprovano il metodo adottato dalla docente di Scafati.

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Polemiche a Scafati per la foto virale che ritrae una studentessa del liceo Caccioppoli – meteoweek

“Si trattava di un esempio per dimostrare ai ragazzi che non hanno bisogno di sbirciare” ha detto all’ANSA il dirigente scolastico Domenico D’Alessandro che ha già parlato dell’accaduto con la docente; il fatto, riferisce il preside, ha coinvolto due studentesse.Il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli ha presentato un’interrogazione all’assessore Lucia Fortini. Al di là dei provvedimenti che verranno presi (davvero?) è opportuno chiedersi se non sia già abbastanza traumatico il periodo che stiamo facendo vivere ai nostri figli. Se non sia già abbastanza la paura, la sensazione di vulnerabilità e smarrimento tale da doverli caricare ancora del peso della sfiducia. Copiare è sbagliato, senza dubbio, ma fa parte del processo. Tutti lo abbiamo fatto, le generazioni future lo faranno. Gli studenti hanno bisogno di capire perché farlo comporta delle conseguenze negative non di essere indotti con il meccanismo del terrore che questa sarà la loro nuova realtà.